Medicina
13 Febbraio 2024 In Italia il tumore della prostata nel 2023 ha colpito 41.100 uomini. Si registra un incremento di nuovi casi l’anno nell’ultimo triennio del 14%. Erano infatti “solo” 36mila nel 2020. Più del 60% dei pazienti riesce a sconfiggere definitivamente il carcinoma
In Italia il tumore della prostata nel 2023 ha colpito 41.100 uomini. Si registra un incremento di nuovi casi l’anno nell’ultimo triennio del 14%. Erano infatti “solo” 36mila nel 2020. Più del 60% dei pazienti riesce a sconfiggere definitivamente il carcinoma. Numeri importanti e che evidenziano come l’innovazione sia riuscita a garantire trattamenti efficaci per tutti i malati, anche quelli interessati dalle forme più gravi del tumore. Per questo l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Fondazione AIOM lanciano una nuova campagna d’informazione con l’obiettivo di sensibilizzare in primis gli oncologi ma anche pazienti, caregiver, istituzioni e la popolazione in generale sulle nuove disponibilità terapeutiche per questa neoplasia. L’iniziativa è realizzata con il contributo non condizionante di Bayer e viene presentata con una conferenza stampa on line. “È di gran lunga il tumore più diffuso tra la popolazione maschile residente nel nostro Paese – spiega Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM -. Ciò è dovuto alla sempre maggiore incidenza ma anche al costante incremento dei tassi di sopravvivenza e di guarigione. Come è avvenuto per altre malattie oncologiche, l’introduzione delle terapie mirate ha cambiato la storia della lotta al carcinoma. Fino a un decennio fa le opzioni terapeutiche per certe situazioni cliniche erano molto limitate. Oggi invece sono disponibili nuovi farmaci e una sequenza di più linee di trattamento”. Il progetto di AIOM prevede la diffusione di una newsletter per gli specialisti, video-interviste ai principali esperti italiani, webinar per pazienti e caregiver e una forte attività sui socal media.
“Nel tumore della prostata si sono susseguiti negli ultimi anni risultati positivi per i pazienti con malattia resistente alla castrazione – sottolinea Marcello Tucci, Direttore dell’Oncologia dell’Ospedale Cardinal Massaia di Asti -. Più recentemente successi sono emersi anche in un setting più precoce di malattia metastatica ormono-sensibile. In questo sottogruppo di pazienti solo il 30% sopravvive a cinque anni dalla diagnosi. Nella maggioranza dei casi la patologia si evolve e diventa resistente alla castrazione. In altre parole, la terapia ormonale non provoca sufficienti benefici e si rendono assolutamente necessarie altre e più efficaci cure. Una strategia che ha ulteriormente migliorato il controllo della malattia metastatica ormono-sensibile è stata quella di utilizzato un inibitore orale del recettore degli androgeni di nuova generazione, come la Darolutamide, che, per esempio, ha dimostrato di ridurre del 32% il rischio di morte se somministrato insieme a terapia ormonale e chemioterapia”.
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