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25 Giugno 2026

Salute in Italia: il 48% degli italiani rinuncia alle cure per ragioni economiche

La ricerca nazionale Salute Attiva di Maiora Solutions fotografa un Paese in cui la sostenibilità economica delle cure è diventata una variabile critica


spesa farmaci

Quasi un italiano su due rinuncia a visite, prestazioni sanitarie o prodotti per il benessere per motivi economici. È il dato più rilevante che emerge dalla ricerca nazionale Salute Attiva, condotta dall'Osservatorio Maiora Solutions su un campione rappresentativo di 1.000 adulti e presentata in occasione del WOMA Forum 2026, il forum internazionale dedicato al futuro del pharma in corso ad Allianz MiCo, a Milano, il 25 e 26 giugno. Il quadro che ne emerge ridisegna il profilo del paziente italiano e pone interrogativi strutturali sul sistema, dall'accessibilità dei servizi sanitari alle strategie di pricing dell'industria farmaceutica.

Un contesto di incertezza diffusa

Il 56% degli italiani dichiara di vivere una condizione quotidiana incerta, altalenante o sotto pressione, e quasi un cittadino su due (48%) rinuncia a visite, prestazioni sanitarie o prodotti legati al benessere per motivi di budget. In questo scenario, la salute cessa di essere una questione puramente clinica e diventa una voce di bilancio familiare: per il 31% della popolazione le spese sanitarie gravano in misura significativa sul reddito disponibile, mentre il 41% teme di non riuscire a sostenere economicamente le cure future.
Le prime voci di spesa che vengono tagliate sono le visite specialistiche (14% degli intervistati), l'acquisto di prodotti per il benessere (12%) e gli esami diagnostici (10%).

Prevenzione: la grande contraddizione

I dati evidenziano un paradosso difficile da ignorare per gli operatori del settore. Se il 44% degli italiani dichiara di prestare più attenzione alla propria salute rispetto agli anni precedenti, soltanto l'11% investe in prevenzione in modo attivo e costante. La quota più consistente della popolazione interviene solo in presenza di sintomi fastidiosi (24%) o di un problema concreto già manifesto (18%).

Il medico di base rimane il primo punto di riferimento per il 46% dei cittadini, ma la maggioranza si muove prima in autonomia: il 15% cerca informazioni online, il 13% si rivolge alla farmacia, il 14% monitora l'evoluzione dei sintomi in attesa.

Sul versante della salute mentale, il 75% degli italiani la considera una priorità assoluta al pari di quella fisica, ma il 41% sceglie di gestire il disagio psicologico da solo, mentre solo il 21% si rivolge a uno specialista.

Quattro archetipi comportamentali

L'Osservatorio Maiora ha identificato quattro profili che trascendono le variabili demografiche tradizionali come età e reddito, offrendo una chiave di lettura più granulare per le aziende del settore.

Il vincolato (29% della popolazione), fascia 35-54 anni e nel 70% dei casi caregiver, presenta la propensione più alta alla salute – il 94% effettua controlli periodici – ma è anche il profilo più penalizzato economicamente: il 97% ha già dovuto rinunciare a cure e il 43% teme di non poter sostenere le spese future. È il segmento più a rischio di esclusione dalle attuali strategie di pricing premium.

Il pianificatore (26%), prevalentemente over 65 e fascia 35-44 a reddito medio, si caratterizza per un'elevata compliance diagnostica (il 99% ha effettuato esami di controllo nell'ultimo anno) e una bassa pressione economica. Solo il 32% ha effettuato rinunce.

Il pragmatico (25%), over 55 a reddito medio-basso, è il profilo con la più bassa attività preventiva (solo il 42% fa controlli) e delega interamente la responsabilità della salute al Servizio Sanitario Nazionale (63%).

L'indipendente (20%), a reddito medio-alto, è orientato al self-management, al digitale e alla responsabilità individuale; il 72% fa prevenzione periodicamente.

La frattura ideologica sulla responsabilità della salute

La ricerca registra anche una divisione netta nell'opinione pubblica: il 53% degli italiani considera la salute una responsabilità esclusiva dello Stato, il 25% la concepisce come responsabilità condivisa e il 22% la ritiene un dovere individuale. Una polarizzazione che complica ulteriormente la definizione di politiche sanitarie coerenti e l'adozione di modelli di welfare integrativo.

«I risultati dell'indagine Salute Attiva ci mostrano un mercato della salute in cui il bisogno si muove a una velocità doppia rispetto all'offerta», ha commentato Emilio Zunino, co-founder di Maiora Solutions. «Il segmento del vincolato, che rappresenta quasi un terzo del Paese, è il più motivato a fare prevenzione, ma rischia di essere tagliato fuori dalle attuali strategie di pricing premium delle aziende. Chi produce farmaci o soluzioni di consumer health non può più limitarsi a guardare la demografia: deve mappare i comportamenti reali e ripensare l'accessibilità economica dei prodotti».

I risultati completi della ricerca vengono presentati al WOMA Forum 2026 (Allianz MiCo, Milano, 25-26 giugno). L'edizione di quest'anno ospita speaker di profilo internazionale, tra cui la professoressa Jennifer Doudna, Premio Nobel per la Chimica per lo sviluppo del metodo di editing genetico CRISPR, e il dottor Bertalan Meskó, tra i massimi esperti mondiali di salute digitale.

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