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07 Agosto 2026

Ebola, oltre 4.000 casi in Congo. Gli Usa aumentano gli aiuti. Il punto Oms

L’epidemia ha superato 4.000 casi confermati


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I casi confermati di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo hanno superato quota 4.000, mentre gli Stati Uniti aumentano il sostegno finanziario alla risposta internazionale. Secondo i dati governativi riportati da Reuters il 7 agosto, le infezioni confermate sono 4.053 e i decessi 1.850. L’epidemia è la seconda più grande mai registrata, dopo quella che tra il 2014 e il 2016 colpì Guinea, Liberia e Sierra Leone con oltre 28.000 casi. La pressione sulla risposta sanitaria resta elevata. Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e Africa Centres for Disease Control and Prevention (Africa CDC), al termine di una missione congiunta in Uganda e Repubblica Democratica del Congo il 4 e 5 agosto, hanno chiesto di rafforzare con urgenza individuazione precoce dei casi, tracciamento dei contatti, accesso alle cure e sostegno agli operatori sanitari.

«In alcune aree della Repubblica Democratica del Congo orientale, l'epidemia di Ebola sta superando la nostra capacità di risposta», ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS, chiedendo maggiori risorse, sostegno internazionale e accesso sicuro per gli operatori impegnati sul campo. I dati raccolti durante la missione mostrano alcune delle criticità operative. Al 4 agosto il tracciamento quotidiano riguardava il 75% dei contatti, al di sotto dell'obiettivo di almeno il 95% indicato per identificare rapidamente le catene di trasmissione. Nel Nord Kivu, l'occupazione dei centri di trattamento aveva raggiunto il 139%, con una forte pressione sui posti letto e sul personale sanitario. L’Ituri concentrava quasi il 90% dei casi confermati, con Bunia, Rwampara e Mongbwalu tra le zone sanitarie maggiormente interessate.

OMS e Africa CDC hanno segnalato inoltre ritardi nell'individuazione dei casi, difficoltà di accesso alle cure, carenza di forniture essenziali, sostegno insufficiente agli operatori e resistenze ad alcune attività di risposta. A questi fattori si aggiungono insicurezza, spostamenti della popolazione, difficoltà nei collegamenti stradali e disinformazione. Le due organizzazioni chiedono di avvicinare alle comunità test, trasferimento dei pazienti, isolamento e trattamento, aumentare la capacità dei centri di cura e dei laboratori e rafforzare ambulanze, prevenzione delle infezioni e sepolture sicure. Centrale anche il coinvolgimento delle comunità e dei leader locali per favorire la segnalazione precoce dei sintomi e l'accesso alle cure.

Sul fronte finanziario, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato altri 242 milioni di dollari di finanziamenti, portando a 512 milioni il totale degli aiuti diretti degli Stati Uniti. Le risorse finanzieranno fino a sei mesi di attività. Secondo Washington, il sostegno statunitense ha raggiunto oltre 180 strutture sanitarie nelle aree colpite e consentito l'acquisto e la distribuzione di quasi 300 tonnellate di forniture.

OMS e Africa CDC sottolineano anche la necessità di mantenere alta la preparazione nei Paesi confinanti. L'Uganda ha dichiarato concluso il proprio focolaio il 28 luglio, dopo 20 casi confermati e due decessi, ma la prosecuzione della trasmissione nella Repubblica Democratica del Congo richiede il mantenimento della sorveglianza, della capacità diagnostica e del coordinamento transfrontaliero. Le organizzazioni continuano a sconsigliare restrizioni non necessarie ai viaggi e al commercio, indicando come priorità il rafforzamento della sorveglianza, della preparazione e della risposta regionale.

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