demenza
30 Marzo 2026In Italia circa 45mila migranti convivono con demenza. Dati Iss del progetto Immidem evidenziano barriere nei percorsi diagnostici e assistenziali.

Sono circa 45.000 i migranti che convivono con disturbi cognitivi o demenza in Italia, a fronte di una popolazione straniera over 60 che supera le 590.000 persone. I dati emergono dal progetto Immidem, coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss), presentati il 27 marzo durante la Final Conference nella sede dell’Istituto.
Una survey nazionale su 343 Centri per disturbi cognitivi e demenze (Cdcd) evidenzia criticità nell’accesso e nella qualità dei percorsi diagnostici. Nel 2019 oltre 4.500 migranti sono stati presi in carico dai servizi specialistici, ma le risorse risultano limitate: solo il 6,7% dei centri dispone di materiale informativo multilingue, il 10,5% ha accesso a interpreti professionali e il 37,3% può contare su mediatori culturali.
Limitata anche la capacità di adattare le valutazioni cognitive. Solo il 2,3% dei Cdcd utilizza procedure diagnostiche adeguate e l’1,2% strumenti cross-culturali validati.
Un’analisi multicentrica condotta in 18 Cdcd su 823 pazienti, quasi la metà con storia migratoria, mostra che le persone migranti arrivano alla valutazione in età più giovane rispetto agli italiani (73 anni contro 78,5), presentano maggiore vulnerabilità linguistica (21,9% con bassa competenza in italiano) e reti familiari più fragili, a fronte di una complessità clinica sovrapponibile.
Le analisi epidemiologiche nella regione Lazio indicano una prevalenza di demenza più bassa tra le persone nate all’estero (0,57–0,69% rispetto allo 0,87% degli italiani) e un minore utilizzo di farmaci specifici (47–51% contro 54%). Anche la mortalità risulta inferiore nei migranti con demenza.
“Questi dati riflettono verosimilmente fenomeni di sottodiagnosi, uso disomogeneo dei servizi e interruzioni dei percorsi di cura”, spiegano gli esperti.
Il progetto ha inoltre curato l’adattamento in italiano di strumenti per la valutazione cognitiva cross-culturale, tra cui Basic, Rudas e Cntb, con l’obiettivo di rendere più appropriate le diagnosi in persone con background linguistici ed educativi eterogenei.
“Garantire equità di accesso e percorsi appropriati è un principio cardine del Piano nazionale demenze”, afferma Ilaria Bacigalupo, Centro per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Iss. “Rafforzare le competenze interculturali e integrare valutazioni adeguate sono passi indispensabili”.
Secondo Marco Canevelli, Dipartimento neuroscienze umane della Sapienza Università di Roma, il progetto punta a sviluppare un approccio multi-stakeholder sul tema della demenza in una popolazione sempre più diversificata.
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