Farmaci
12 Giugno 2025È quanto emerso in Senato durante la presentazione dello studio 'L'impatto economico e regolatorio delle importazioni parallele di farmaci in Italia: analisi del mercato e prospettive future', a cura di Cefat e Università degli Studi di Pavia, evento promosso su iniziativa del senatore Ignazio Zullo

In Italia grazie all'importazione parallela dei farmaci il Servizio sanitario nazionale potrebbe risparmiare fino a 239 milioni di euro sui medicinali di fascia A. Il sistema, inoltre, sarebbe più efficace nel contrastare le carenze. Tuttavia, nel nostro Paese manca una politica di promozione del parallel trade: occorrono celerità e semplificazione della regolamentazione, inclusione dei farmaci ospedalieri nell'importazione parallela, nonché un approccio normativo europeo e collettivo che coordini esportazioni e importazioni parallele in un unico ecosistema. È quanto emerso in Senato durante la presentazione dello studio 'L'impatto economico e regolatorio delle importazioni parallele di farmaci in Italia: analisi del mercato e prospettive future', a cura di Cefat (Centro di economia del farmaco e delle tecnologie sanitarie) e Università degli Studi di Pavia, evento promosso su iniziativa del senatore Ignazio Zullo.
Nel 2024 – secondo i dati illustrati - il settore europeo dell'importazione parallela ha registrato un fatturato pari a 7,4 miliardi di euro, con risparmi tra i 5-7 miliardi per i servizi sanitari in Europa. Ma in Italia rappresenta una quota ancora esigua e marginale rispetto ad altri Paesi dove è incentivato. "Nel nostro Paese nel 2024 sono stati erogati ai consumatori farmaci da importazione parallela per un valore complessivo di circa 226 milioni di euro, di cui 74 milioni relativi a farmaci di fascia A e 152 milioni a farmaci di fascia C - spiega Giorgio Lorenzo Colombo, direttore scientifico del Cefat - Non si sono registrate erogazioni di farmaci destinati all'esclusivo impiego ospedaliero (farmaci di fascia H). In termini di incidenza sulle vendite complessive in farmacia, si tratta di quote marginali: nel 2023 lo 0,85% complessivo, suddiviso in 0,49% per la fascia A e 1,30% per la fascia C".
L'Aifa, dimostrando consapevolezza sui vantaggi che ne possono derivare - è stato ricordato - ha introdotto nel 2021 una nuova procedura semplificata per il rilascio delle autorizzazioni, tuttavia ad oggi permangono, nella pratica, tempi lunghi per l'ottenimento dell'autorizzazione. Oltre a questo, lo studio evidenzia numerose criticità strutturali che ostacolano lo sviluppo del mercato in Italia, nonostante il potenziale beneficio per la sostenibilità del Ssn, come l'esclusione di fatto dei farmaci ospedalieri (fascia H) e la rigidità dello sconto minimo obbligatorio del 7%. Nella realtà italiana, un'elaborazione condotta su un esteso campione permette di ipotizzare un risparmio possibile di circa 239 milioni di euro, se si applicasse l'attuale percentuale di risparmio sull'intero volume dei farmaci di fascia A.
"Il parallel trade realizza un principio unificatore dell'unità europea, ovvero quello della garanzia alla libertà di circolazione delle merci e può costituire un efficace strumento calmieratore dei prezzi di cessione dei prodotti farmaceutici", afferma il senatore Zullo, capogruppo FdI nella 10a Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale. "In ragione dell'approccio europeo del settore, è fondamentale considerare importazione ed esportazione come attività propedeutiche e coesistenti, in modo da garantire un sistema in cui le esportazioni non generino carenze, ma contribuiscano a un ecosistema sano e sostenibile del settore farmaceutico - evidenziato il senatore Francesco Zaffini, presidente della 10a Commissione - In sostanza, poiché l'esportazione parallela di un Paese rappresenta l'importazione parallela di un altro, quello che occorre è un approccio europeo e collettivo, in cui venga compresa e valorizzata in egual modo anche l'importanza di garantire l'esportazione di medicinali che non presentano criticità nella fase di dispensazione".
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