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28 Giugno 2024

Antimicrobial Resistance, Real World Evidence, One Health centrali per la Sanità di oggi

Antimicrobial Resistance (AMR), Real World Evidence, One Health sono tre sfide al centro della sanità oggi, da cui nasce il titolo di un incontro che si è tenuto ieri a Roma, presso la biblioteca del Senato. L'evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica e delle aziende per discutere e trovare soluzioni


Antimicrobial Resistance, Real World Evidence, One Health centrali per la Sanità di oggi

Antimicrobial Resistance (AMR), Real World Evidence, One Health sono tre sfide al centro della sanità oggi, da cui nasce il titolo di un incontro che si è tenuto ieri a Roma, presso la biblioteca del Senato. L'evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica e delle aziende per discutere e trovare soluzioni.

Stefano Vella, professore di Metodologia della Ricerca Clinica all'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" e responsabile scientifico ha aperto l’incontro ricordando che l'Italia ha uno dei peggiori tassi di resistenza antimicrobica. Le cause principali includono l'uso improprio degli antibiotici in medicina umana, in zootecnia e in agricoltura, oltre all'aumento delle infezioni correlate all'assistenza sanitaria (ICA) causate da microrganismi resistenti.



Durante l'incontro, si è discusso di come incentivare gli investimenti in ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici. Un settore al momento poco attrattivo che rende necessarie nuove regole che spingano le aziende a innovare.  L’evento ha indagato l’efficacia delle strategie "push and pull", cioè gli incentivi che stimolano la ricerca e sviluppo (“Push”) e quelli che garantiscono il ritorno dell’investimento (“Pull”).

Il secondo tema trattato è stato il valore delle prove provenienti dall'esperienza clinica su grandi numeri, noto come Real World Evidence (RWE). Il prof. Vella ha spiegato a margine dell’evento che le agenzie regolatorie stanno sempre più valorizzando questi dati, perché completano le informazioni ottenute dai trial clinici randomizzati. La RWE è fondamentale per confermare i dati iniziali e per includere tutti i tipi di pazienti, spesso esclusi dagli studi clinici, ha ribadito.

Il terzo tavolo ha esplorato il concetto di Pandemic Preparedness, basata su un approccio “One Health”che integra la salute umana, animale e ambientale. Vella ha sottolineato l’importanza di essere pronti ad affrontare future pandemie. “In questo momento sono al lavoro per un fondo che si chiama The Pandemic Fund che si occupa di One Health, tutti ne parlano ma nessuno ha ben chiaro di cosa si tratti. Con Edra stiamo organizzando un meraviglioso festival a ottobre sulla Planetary Health, che ingloba tutti i problemi discussi nell’incontro”. Infine, Vella ha ribadito l’urgenza di un approccio alla salute globale. “La Planetary Health rappresenta il passaggio successivo alla Global Health e alla One Health. Abbiamo un unico pianeta e dobbiamo difenderlo”, ha concluso.

Il senatore Fausto Orsomarso, componente la Commissione Finanze che presiede l’Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e il controllo delle malattie infettive, a margine dell’evento, ha evidenziato la necessità di modifiche legislative per combattere l'AMR. Ha affermato l'importanza di fare un benchmarking delle buone prassi a livello mondiale ed europeo. Inoltre, ha sottolineato che la politica deve lavorare insieme alle aziende farmaceutiche e alla comunità scientifica per affrontare il tema centrale delle malattie infettive.

Sull’importanza dei dati, ha ricordato come la pandemia da covid fosse stata prevista dalla comunità scientifica. “Eppure siamo stati impreparati”, ha ricordato. Infine ha ribadito la necessità di “organizzare una nuova Europa, che in passato è stata troppo burocratizzata”. 



On. Luciano Ciocchetti, vicepresidente della XII Commissione Permanente Affari Sociali della Camera dei Deputati e promotore dell’Intergruppo Parlamentare One Health ha parlato dell'importanza del nuovo approccio. “L'intergruppo parlamentare sta lavorando intensamente proprio sugli argomenti del convegno: l'antimicrobico resistenza, le infezioni ospedaliere, la digitalizzazione in campo sanitario, la riduzione degli antibiotici in campo animale”.  In particolare, “dobbiamo incentivare le imprese farmaceutiche a investire nella ricerca di nuove molecole di antibiotici che possano contrastare i batteri che oggi non possono essere curati con gli antibiotici esistenti. Dobbiamo ridurre le infezioni ospedaliere, anche creando un meccanismo culturale di formazione sia per chi gestisce le strutture sanitarie, ma anche per il materiale usato, in modo da poter ridurre il pericolo di infezioni. Insomma, è un lavoro a 360° e iniziative come queste (in riferimento all’evento ndr.) sono fondamentali”. 



Marco Falcone, professore ordinario di Malattie Infettive, all’Università degli Studi di Pisa, ha ricordati i numeri sull’uso eccessivo degli antibiotici. “L'Osservatorio per i Farmaci ha pubblicato il monitoraggio dell'anno 2022 del consumo degli antibiotici e il dato è preoccupante. Abbiamo consumato quasi il 24% in più di antibiotici globalmente rispetto all'anno precedente, esattamente il 23,9%, quindi è un incremento percentuale enorme”. Sulla tipologia di farmaci: “non consumiamo gli antibiotici di ultimissimo sviluppo, ma antibiotici ‘più banali’ per le infezioni delle arterie, respiratorie e per le infezioni urinarie. I dati del nostro Paese sono nettamente più alti di quasi tutti i paesi della Unione Europea. Tuttavia, la restrizione all'utilizzo non deve essere basata sul costo”. Falcone ha sottolineato l'importanza di migliorare le prescrizioni mediche e di creare una cultura della consapevolezza per la popolazione. “Un altro fenomeno da contrastare è l’uso del leftover cioè il rimanente di un trattamento iniziato in passato, senza una prescrizione”, ha concluso.



Antonia Ricci, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), ha spiegato che l'uso degli antibiotici riguarda la medicina umana, come la medicina veterinaria. “In entrambi i casi, purtroppo, in Europa siamo ai fanalini di coda. Questo si riflette nei grandissimi livelli di antibiotico-resistenza in entrambi i settori. Tuttavia, in veterinaria l'uso degli antibiotici è stato ridotto di oltre il 50% dal 2010 al 2024. Insomma, c'è un grande sforzo per ridurre l'antibiotico resistenza e tutelare la salute umana”. Un altro dato interessante riguarda una falsa credenza, ha spiegato la direttrice. “Tanti sono convinti che si trovino gli antibiotici nelle carni, questo assolutamente non è vero perché in veterinaria è fondamentale rispettare il cosiddetto ‘tempo di sospensione’, definito per legge. Si tratta del periodo che deve intercorrere fra quando si smette di usare l'antibiotico e quando si macellano gli animali: questo garantisce che non ci siano residui di antibiotici nelle carni. Infatti, dai dati del 2022, su quasi 8 mila campioni fatti in Italia nel Piano Nazionale Residui, abbiamo trovato solo sei casi di tracce di antibiotici in alimenti di origine animale”. Questo mito ha a che fare con il passato: “forse era vero 30-40 anni fa – sottolinea Ricci – oggi non c'è nessun pericolo di venire a contatto con antibiotici consumando prodotti di origine animale”, ha concluso.



Il professor Matteo Bassetti, presidente della Società Italiana di Terapia Infettiva e Antibatterica (SITA), ha descritto l'AMR come una pandemia silenziosa che causa tra 30 e 40 mila morti all'anno in Italia. “In pratica, è come se avessimo ogni anno un Covid che colpisce le persone che si trovano in casa, in ospedale e nelle strutture intermedie, cioè nelle strutture socioassistenziali. I batteri resistenti sono dappertutto, nelle infezioni urinarie, addominali, della pelle o respiratorie. Troppi antibiotici continuano a essere prescritti, basta pensare che abbiamo avuto un incremento di quasi un quarto delle prescrizioni antibiotiche tra il 2021 e il 2022. Molti medici li prescrivono con leggerezza e molti pazienti li usano in auto-prescrizione”. Ha sottolineato che i superbatteri necessitano di nuove armi. “La ricerca in questo campo è un po' ferma, poiché sviluppare un nuovo antibiotico costa moltissimo, un miliardo di dollari, e il ritorno da questi investimenti non è così remunerativo. Per questo è necessario incentivare sempre di più le aziende a investire. Un'infezione da batteri resistenti può colpire chiunque, quindi più armi abbiamo, minore sarà la mortalità”, ha concluso.



Sofia Gorgoni 

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