case di comunità
23 Settembre 2025Solo 660 case di comunità attivate su 1.723 strutture programmate dalle Regioni, in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza declinato nel Dm 77/2022

A meno di un anno dal traguardo fissato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, delle 1.723 Case di Comunità (CdC) programmate dalle Regioni e delle 1.038 richieste dal target europeo rivisto, solo 660 risultano attivate con almeno un servizio. Ma quelle realmente complete, con tutti i servizi previsti e la presenza stabile di medici e infermieri, sono appena 46, meno del 3% del totale. È quanto emerge dal nuovo Report Agenas sui risultati del monitoraggio Dm 77/2022 relativo al primo semestre 2025.
Il divario territoriale resta profondo. Abruzzo, Basilicata, Campania e la provincia autonoma di Bolzano non hanno ancora attivato alcuna struttura. La Puglia è ferma a una sola Casa di Comunità su 123 programmate, la Calabria a due su 63, la Sicilia a 9 su 161. In molte di queste regioni mancano perfino i servizi considerati obbligatori nelle CdC “hub”: diagnostica di base, continuità assistenziale, punti prelievo, équipe multiprofessionali e integrazione socio-sanitaria. Sul fronte opposto, la Valle d’Aosta ha attivato tutte le 4 CdC programmate, il Friuli Venezia Giulia 30 su 32, il Veneto 63 su 99. Tra le grandi regioni spiccano Lombardia (142 strutture attive su 204), Emilia-Romagna (140 su 187) e Toscana (70 su 157). Ma anche in questi casi le strutture pienamente operative sono poche: 12 in Lombardia, 8 in Emilia-Romagna, 7 in Toscana e 5 nel Lazio.
Il nodo principale resta quello del personale. Secondo il Dm 77/2022, le CdC “hub” devono garantire la presenza medica 24 ore su 24 per 7 giorni a settimana e quella infermieristica per almeno 12 ore al giorno. Oggi, però, nove regioni non hanno neppure una struttura che rispetti questi standard, con ricadute evidenti sulla qualità e l’accessibilità delle cure sul territorio. Il report fotografa ritardi anche sugli Ospedali di Comunità: 153 attivati su 592 previsti (circa uno su quattro), con forti differenze tra Nord e Sud. Va meglio sul fronte delle Centrali operative territoriali (Cot), considerate il “cervello” dell’assistenza territoriale, con 638 strutture già pienamente funzionanti su 651 programmate.
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