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20 Maggio 2024

Infarto miocardico acuto, Da Anmco primo audit clinico per migliorare cure

I pazienti italiani con diagnosi di infarto miocardico acuto vengono seguiti nelle Cardiologie secondo standard di cura ottimali, attraverso procedure come l'angioplastica e la coronarografia, che hanno contribuito a ridurre dal 16% all'8% la mortalità a 30 giorni dall'evento acuto


Infarto miocardico acuto, Da Anmco primo audit clinico per migliorare cure

I pazienti italiani con diagnosi di infarto miocardico acuto vengono seguiti nelle Cardiologie secondo standard di cura ottimali, attraverso procedure come l'angioplastica e la coronarografia, che hanno contribuito a ridurre dal 16% all'8% la mortalità a 30 giorni dall'evento acuto. Non solo. I cardiologi della sanità pubblica utilizzano al meglio le risorse farmacologiche offerte dal Ssn, avvalendosi delle più efficaci combinazioni di farmaci. Occorre però migliorare la gestione dei fattori di rischio e del percorso di cura, per ridurre l'incidenza dell'infarto e la mortalità durante e dopo il ricovero. Sono queste le principali indicazioni che emergono dall'audit clinico condotto e promosso dall'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri con il sostegno non condizionante di Amgen, presentato oggi nel corso del 55° Congresso nazionale dell'Anmco in corso a Rimini.

Si tratta della prima esperienza italiana di questo genere in ambito sanitario, realizzata all'interno di 50 centri cardiologici ospedalieri distribuiti sul territorio nazionale con il coinvolgimento di 500-600 cardiologi, il 10% di tutti gli specialisti che operano nella sanità pubblica.

Ogni anno in Italia si registrano da 130mila a 150mila nuovi casi di infarto miocardico acuto, e oltre 25mila pazienti secondo Anmco muoiono prima di arrivare al ricovero. L'8% dei ricoverati muore entro 30 giorni dalla dimissione dall'ospedale e circa l'8-10% muore entro un anno. Complessivamente, dal 16% al 20% delle persone che sopravvivono a un infarto muore entro 12 mesi dal ricovero ospedaliero. Le tecniche di rivascolarizzazione hanno permesso di dimezzare la mortalità entro i 30 giorni, che in passato superava il 15%. La mortalità fuori ospedale, invece, non è migliorata e questo evidenzia l'importanza di seguire i pazienti in modo adeguato sul territorio per assicurare la continuità delle terapie e della riabilitazione cardiologica.

Il ciclo dell'audit è iniziato con la raccolta anonima e aggregata di informazioni attraverso cui è stato possibile ricostruire le modalità con cui i pazienti venivano gestiti nelle strutture. E' seguita una fase di verifica e valutazione che ha permesso di identificare alcune criticità che potevano richiedere un intervento per essere migliorate. Ogni struttura ha ricevuto il report del suo operato ed è iniziata la fase di formazione, mirata a migliorare gli indicatori principali e la qualità complessiva delle cure. A chiusura del ciclo è stata condotta una ulteriore rilevazione che ha riscontrato come effettivamente si sia realizzato un notevole cambiamento e miglioramento degli elementi più deboli. 

TAG: CARDIOLOGIA

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