Pharma
29 Settembre 2026Il piano triennale prevede 71 nuovi studi clinici registrativi e 24 studi osservazionali. Previsto un cofinanziamento pubblico di 20 milioni.

AstraZeneca investirà 66,2 milioni di euro nei prossimi tre anni nella ricerca clinica in Italia, con il coinvolgimento di circa 200 centri di ricerca e strutture sanitarie. Il piano prevede un cofinanziamento di 20 milioni attraverso il Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, erogato tramite Fondazione Tech e Biomedical. L'iniziativa è stata presentata al Mimit nell'ambito di un confronto dedicato alla ricerca clinica, all'innovazione e alla collaborazione pubblico-privato nelle scienze della vita.
La quota principale dell'investimento, pari a 48 milioni di euro, sarà destinata da AstraZeneca e Alexion, divisione del gruppo dedicata alle malattie rare, all'avvio di 71 nuovi studi clinici registrativi. Di questi, 52 riguarderanno molecole AstraZeneca e 19 molecole Alexion.
Altri 12 milioni saranno destinati a 24 nuovi studi osservazionali e di Real World Evidence, basati sui dati raccolti nella pratica clinica. Cinque milioni finanzieranno progetti di ricerca indipendente, preclinica e clinica, mentre 1,2 milioni saranno indirizzati a soluzioni di salute digitale.
Il programma dovrebbe generare un impatto economico complessivo stimato in circa 180 milioni di euro. Viene inoltre indicato un potenziale beneficio per il Servizio sanitario nazionale di circa 225 milioni, legato anche all'accesso alle terapie innovative dei pazienti arruolati negli studi clinici.
«Questa partnership rappresenta un esempio positivo di ciò che è possibile realizzare quando istituzioni, comunità scientifica e industria collaborano in modo sinergico», afferma Ruud Dobber, Executive Vice President e President della BioPharmaceuticals Business Unit di AstraZeneca, secondo quanto riportato dal quotidiano. Gli studi offriranno ai pazienti arruolati la possibilità di partecipare allo sviluppo di nuove terapie e, secondo l'azienda, rafforzeranno la presenza di IRCCS, ospedali e altri centri italiani nelle reti internazionali di ricerca.
Il piano si inserisce in una fase di crescente competizione internazionale per gli investimenti nelle scienze della vita. Dobber sottolinea che l'Europa sta progressivamente perdendo terreno negli investimenti farmaceutici, nella ricerca clinica e nell'accesso all'innovazione. In questo quadro, indica finanziamenti sostenibili, percorsi di accesso più rapidi e un contesto prevedibile tra le condizioni necessarie per rafforzare il ruolo dell'Italia e dell'Europa.
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