Dispositivi medici
04 Settembre 2026Brasile primo mercato con 75,7 milioni di euro. Dal 7 all’11 settembre missione in Brasile e Argentina con focus anche su diagnostica, sanità digitale, IA e telemedicina
L’export italiano di dispositivi medici verso i Paesi del Mercosur ha raggiunto 108 milioni di euro, con il Brasile che rappresenta il principale mercato con oltre 75,7 milioni. I dati sono stati diffusi da Confindustria Dispositivi Medici in vista della missione del Sistema Confindustria in Argentina e Brasile, organizzata in collaborazione con ICE-Agenzia dal 7 all’11 settembre e alla quale parteciperà anche l’associazione di settore.
Le tecnologie per la salute sono state individuate tra i cinque settori strategici della missione. Per il comparto dei dispositivi medici, Confindustria Dispositivi Medici individua opportunità in particolare nella diagnostica avanzata, nella sanità digitale, nell’intelligenza artificiale, nella telemedicina e nelle tecnologie informatiche applicate alla sanità.
Il Brasile concentra la quota maggiore dell’export italiano nell’area. Secondo i dati riportati da Confindustria Dispositivi Medici, il mercato brasiliano dei dispositivi medici e dei diagnostici in vitro (IVD) è stimato in circa 14 miliardi di euro nel 2025 e potrebbe raggiungere 21,6 miliardi nel 2032, con una crescita media annua stimata del 6,4%.
Anche l’Argentina viene indicata tra i mercati con potenzialità di sviluppo. Il valore del mercato nazionale dei dispositivi medici è stimato tra 4,1 e 5,1 miliardi di euro nel 2025, con ulteriori prospettive di crescita negli anni successivi.
«Con i dispositivi medici l’Italia porta in Argentina e Brasile una delle proprie filiere industriali più innovative e strategiche: non solo prodotti, ma tecnologie, competenze e capacità manifatturiera», afferma Guido Beccagutti, direttore generale di Confindustria Dispositivi Medici, che parteciperà alla missione.
L’obiettivo indicato dall’associazione non riguarda soltanto l’aumento delle esportazioni. «Guardiamo al Mercosur non semplicemente come a un mercato di sbocco, ma come a un’area nella quale costruire relazioni industriali, scientifiche e tecnologiche di lungo periodo», aggiunge Beccagutti.
Il direttore generale richiama infine le condizioni necessarie per sostenere la presenza internazionale delle imprese italiane. «Per competere sui mercati globali occorre mettere le nostre imprese nelle condizioni di farlo, creando un contesto favorevole agli investimenti, all’innovazione e all’internazionalizzazione».
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