Farmaceutica
07 Luglio 2026Le critiche della vice presidente di Farmindustria all’ipotesi di revisione del Prontuario farmaceutico cui ha messo mano Aifa

“Dal nostro punto di vista che è un punto di vista industriale, noi abbiamo il dovere di rimarcare che se un’Agenzia fa un appalto al massimo ribasso di tutta l’area cardiovascolare, di fatto questo significa girare le spalle alle produzioni del nostro Paese, e in qualche modo incitare gli imprenditori a investire in Paesi dove i costi sono radicalmente diversi da questo”.
Parla chiaro, come riportato da Ansa, Lucia Aleotti - azionista e componente del Cda di Menarini, oltre che vice presidente di Farmindustria - in occasione della serata fiorentina dedicata al Premio Internazionale Fair Play Menarini. Nel mirino l’ipotesi di revisione del Prontuario cui sta pensando Aifa, nel tentativo di ridurre la spesa farmaceutica a carico dello Stato, in particolare quella relativa agli acquisti diretti, che regolarmente sfora, e non di poco, i budget previsti. Come è noto l’intento dell’Agenzia sarebbe quello di decretare la rimborsabilità Ssn non per principio attivo ma per classe di farmaci, in modo da garantire maggiori risparmi, e una maggiore tenuta, al sistema. “Riteniamo”, spiega Aleotti, “che sia per un motivo di tutela della salute, come correttamente già sottolineato dal Ministero, che per motivi di sostenibilità industriale, questa manovra debba essere completamente rivista”.
Ma nel mirino della manager non c’è solo lo scenario nazionale ma anche quello europeo, come riportano alcune testate locali: “Le regole del gioco che vengono poste nel nostro continente sono tali da soffocare la capacità di essere competitive a livello globale, bisogna cambiare rapidamente linea, perché altrimenti le nostre imprese soccomberanno, i nostri laboratori non avranno più ruolo e il nostro welfare, che è sostenuto per l’83% dalle imprese, crollerà”.
La critica - non nuova e spesso manifestata dal presidente di Farmindustria Marcello Cattani - riguarda una legislazione comunitaria, per alcuni versi eccessivamente burocratica, che non consente all’industria farmaceutica di competere con in grandi player globali, Usa e Cina in testa. Eppure, sintetizza Aleotti, “cambiare rotta si può. Ci vuole coerenza e bisogna avere anche il coraggio di guardare a quello che è stato fatto negli ultimi anni. L’Europa ha perso competitività, ha fatto politiche che si sono dimenticate completamente che le imprese devono essere competitive nel mondo, ha pensato di poter vivere all’interno di una bolla, ma non siamo una bolla. L’Europa fa parte del mondo e le nostre imprese devono poter competere nel mondo».
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