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Riabilitazione

27 Ottobre 2026

Riabilitazione, terapisti occupazionali: misurare anche autonomia e partecipazione

In occasione della Giornata mondiale del 27 ottobre, la Commissione di albo nazionale propone di integrare gli indicatori di salute con la valutazione del funzionamento nella vita quotidiana


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Valutare la salute non soltanto attraverso mortalità e morbilità, ma anche considerando l'autonomia delle persone nelle attività quotidiane e la loro partecipazione alla vita sociale. È la proposta avanzata dalla Commissione di albo nazionale dei Terapisti occupazionali in occasione della Giornata mondiale della Terapia occupazionale, che si celebra il 27 ottobre con lo slogan Participation matters, promosso dalla Federazione mondiale dei terapisti occupazionali (WFOT).

L'iniziativa richiama l'attenzione sul bisogno riabilitativo della popolazione. Secondo i dati citati dalla Commissione, riconducibili a una pubblicazione su The Lancet del 2020, nel mondo circa una persona su tre presenta condizioni che possono beneficiare di interventi riabilitativi. La percentuale raggiunge il 42% in Europa e il 44,9% in Italia. Si tratta di una stima del bisogno riabilitativo complessivo, non riferita esclusivamente alla terapia occupazionale.

La Commissione sottolinea che la guarigione clinica o la dimissione ospedaliera non coincidono necessariamente con il recupero dell'autonomia. La terapia occupazionale interviene sulle capacità fisiche, cognitive ed emotive della persona, tenendo conto anche dell'ambiente di vita, con l'obiettivo di favorire lo svolgimento delle attività quotidiane e la partecipazione sociale. Tra gli ambiti richiamati figurano il ritorno al lavoro dopo un ictus, il mantenimento delle abitudini nelle persone con demenza, l'autonomia a domicilio e il recupero delle attività dopo una lesione midollare.

«Il valore della nostra professione sta proprio nel promuovere il protagonismo di ogni persona, affinché non sia semplice destinatario di interventi, ma soggetto attivo, capace di compiere scelte, orientare la propria quotidianità e contribuire pienamente alla vita della comunità», afferma Michela Bentivegna, presidente della Commissione di albo nazionale dei Terapisti occupazionali.

La proposta si concentra sul concetto di funzionamento, utilizzato nella letteratura scientifica per descrivere ciò che una persona riesce concretamente a fare nel proprio contesto di vita. Già nel 2017 i ricercatori Gerold Stucki e Jerome Bickenbach ne avevano proposto l'impiego come ulteriore indicatore di salute. Il tema è stato richiamato anche dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel documento Rehabilitation and Functioning in the 2030 Agenda, pubblicato nel luglio 2026, che evidenzia l'importanza della misurazione del funzionamento per orientare le priorità di investimento e la programmazione sanitaria.

La Commissione richiama inoltre alcune ricerche pubblicate nel 2025 e nel 2026 sui risultati della terapia occupazionale. Tra queste, uno studio multicentrico del 2026 riferisce che quasi l'80% delle persone inizialmente fuori dal lavoro è tornato all'attività lavorativa dopo uno specifico intervento. Altri studi citati riguardano il miglioramento delle attività quotidiane nelle persone anziane e della partecipazione nelle persone con iniziale declino cognitivo.

Un ulteriore elemento riguarda la disponibilità dei professionisti, in particolare nell'ambito dello sviluppo dell'assistenza territoriale e delle Case della comunità. Secondo la Commissione, permane una discrepanza tra il fabbisogno di terapisti occupazionali segnalato dalle Regioni e la capacità formativa disponibile.

«Nonostante le Regioni abbiano segnalato un fabbisogno significativo di Terapisti occupazionali per i rispettivi territori, permane una marcata discrepanza tra il fabbisogno rilevato e la capacità formativa disponibile», sottolinea Bentivegna. Per la presidente, garantire un numero adeguato di professionisti è necessario per assicurare un accesso equo ai percorsi riabilitativi sul territorio nazionale.

La richiesta della Commissione è quindi di integrare la valutazione dell'autonomia e della partecipazione nei criteri con cui vengono misurati gli esiti dell'assistenza, affiancando agli indicatori clinici tradizionali una dimensione riferita alla vita quotidiana delle persone.

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