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20 Gennaio 2023

Sanità europee in crisi, soffre di più la medicina generale

In Francia i medici hanno sfilato nelle piazze il 22 dicembre, in Italia lo han fatto il 15, Spagna erano scesi a novembre, in Turchia (90 milioni di abitanti) a luglio, in Inghilterra gli specializzandi intendono bloccare tutto a marzo.  Tutti i sistemi sanitari europei sono andati in apnea


In Francia i medici hanno sfilato nelle piazze il 22 dicembre, in Italia lo han fatto il 15, Spagna erano scesi a novembre, in Turchia (90 milioni di abitanti) a luglio, in Inghilterra gli specializzandi intendono bloccare tutto a marzo.  Anche i sistemi sanitari fuori d’Italia sono andati in apnea per il sommarsi di epidemie di Covid, influenza e bronchiolite: ospedali pieni, risposte tardive, carenza di medici hanno richiesto turni di lavoro aggiuntivi ma la coperta è corta e si sono sguarniti gli ambulatori per gli accertamenti di routine. I servizi sanitari nazionali stanno cedendo? La risposta non è univoca, ma un fatto è assodato: la medicina di famiglia è il punto debole e non perché sotto o mal utilizzata, ma perché ce n’è poca e fin qui sui media poco rappresentata.

Calo demografico dei medici - Il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Health Care Workforce coordinato da Henri Kluge, Direttore dell’Ufficio OMS della Regione Europea, continua ad individuare un problema di personale: negli anni 2010-2020, la scarsità di forza lavoro sanitaria nel Vecchio Continente, che c’era già, è peggiorata. Non che il personale sia diminuito, ma è aumentato meno dei fabbisogni: a fronte di una crescita del 10% di medici ed infermieri (ma nell’Est Europa c’è stato un calo del 6%) boom di anziani e popolazione medica che va in pensione – in 14 paesi su 44 considerati ha un’età mediana over 55– hanno creato un mix letale. L’emergenza Covid-19 ha contribuito a disamorare i medici, non solo quelli di famiglia, ma anche quelli dell’acuzie negli ospedali. L’OMS propone dieci correttivi: vanno dal ricalibrare i fabbisogni di personale sulla popolazione che invecchia anche abolendo il numero chiuso a Medicina al riorientare i professionisti attraverso l’ECM, all’investire su informatizzazione e fascicolo sanitario.

Soffrono gli stati che spendono meno - Gli incentivi mancati sono il primo motivo di malcontento: stando ai dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), nel Regno Unito, in Francia e in Italia fra il 2009 e il 2019 è diminuita la spesa pubblica per la Sanità in rapporto al prodotto interno lordo. Già in Germania, dove è stabile, negli ospedali mancano 23 mila fra medici e infermieri. In Francia da 10 anni lo stipendio dei medici dipendenti è fermo ed è stato raggiunto dal salario del dipendente spagnolo, ora più alto di quello italiano. Il numero dei medici francesi è diminuito rispetto a 10 anni fa, e il numero chiuso, che abbiamo copiato nel ’99, 28 anni dopo l’introduzione Oltralpe, è additato per aver bloccato l’accesso alla professione.

Il territorio è più a rischio - Il 30 % della popolazione francese non ha adeguato accesso al medico di famiglia, e il presidente Macron ha varato una legge per far assumere allo stato “assistants médicales” (collaboratori che devono esser stati già dipendenti Pa, o segretari in ambulatori, od infermieri): lo stato paga lo stipendio il primo anno fino a 36 mila euro, poi la sua quota regredisce e sale quella del “généraliste” che potrebbe guadagnare fino a un 10% di pazienti in più. Circa metà dei medici francesi ha però oltre 60 anni. Capo delegazione italiano all’Uemo, associazione dei mmg europei, Carlo Maria Teruzzi –che è anche presidente Omceo Monza – ha raccolto informazioni dalla Turchia alla Svezia, e scoperto che a soffrire è tutta la categoria. «L’umore della medicina generale in Europa tende al nero come in Italia. I mmg sono pochi, gravati da superlavoro, con retribuzioni in calo rispetto agli impegni, e godono di bassa considerazione sia da parte delle istituzioni sia da parte dei media, che paradossalmente sembrano più interessati alle sorti della medicina del territorio da noi, per via dei dati indiscutibili di gradimento offerti dai cittadini».

I dati Uemo- Alcuni esempi testimoniano il calo “demografico”: nel Regno Unito, i general practitioner, in prima linea nella risposta al Covid, dove hanno vaccinato e mantenuto l’assistenza a tutti i pazienti, aspettano 6 mila innesti entro il 2024 ma il 16% degli intervistati dalla British Medical Association vorrebbe lasciare il National Health Service dopo la pandemia. I Junior Doctors che scioperano a marzo, dal 2008 lamentano di aver subito un taglio di oltre il 25% degli stipendi. In Svizzera, di fronte all’incremento della popolazione a basso reddito, il governo sostiene l’ipotesi d’aumentare il numero di “generalisti” per calmierare gli oneri sostenuti dalle famiglie in accertamenti, cure, coperture. In Portogallo, dove gli stipendi sono fermi da anni, il ministro della Salute promette di aumentare entro l’anno il numero di mmg specie a Lisbona. «C’è delusione, inoltre, tra noi per lo scarso impegno dimostrato dalle autorità regolatorie europee nel riconoscere la Medicina Generale come specialità», dice Teruzzi. «E c’è altrettanta delusione per lo scarso interesse in materia da parte delle autorità nazionali dei paesi dove la specialità non è ancora riconosciuta, tra cui l’Italia».

TAG: SALUTE

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