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20 Settembre 2022 Il potenziamento della sanità territoriale, il nodo dei medici e del personale sanitario, il Pnrr e il Dm 77. Queste le principali questioni in gioco nella sanità italiana secondo l’on Beatrice Lorenzin, ex ministro della Salute e candidata al Senato per il Pd intervistata da Sanità33
Il potenziamento della sanità territoriale, il nodo dei medici e del personale sanitario, il Pnrr e il Dm 77. Queste le principali questioni in gioco nella sanità italiana secondo l’on Beatrice Lorenzin, ex ministro della Salute e candidata al Senato per il Pd, a Sanità33. Lorenzin spiega quale sarà la linea del partito leader del centro sinistra in sanità dopo le elezioni del 25 settembre. «Vogliamo rafforzare e attuare il PNRR, il patto della Salute e tutta l'applicazione del DM 77, realizzata dal ministro Speranza che prevede una riorganizzazione» spiega Lorenzin illustrando le priorità. «Bisogna rafforzare la comunità del territorio in cui si vive in modo tale da avere ampio raggio sia sulla prevenzione, sia per la presa in carico del paziente».
Lorenzin affronta anche la questione del personale sanitario: «Nel corso della pandemia è emerso più che mai la forte il tema della carenza di personale. A tale deficit abbiamo sopperito rivedendo i tetti di spesa sul personale, che erano rimasti identici per 15 anni. Siamo riusciti a far aumentare il numero assunzioni nel pubblico e a colmare l’imbuto formativo. Abbiamo assunto e stabilizzato infermieri e medici. Abbiamo aperto inoltre sull’accesso a Medicina e sulle specializzazioni che quest’anno ospitano oltre 16 mila posti. Nell'attesa dei nuovi laureati e nuovi specializzati avremo una fase di transizione in cui emergeranno i meccanismi che stiamo attuando tra cui le case di comunità, l'interconnessione, il lavoro in pool da parte dei medici, l'aggregazione. Questo ci permette di accompagnare questa fase di transizione per quando avremo i nuovi laureati e nuovi specialisti tra 4/5 anni». «Ora che finalmente i posti del personale sanitario sono aumentati in base al fabbisogno individuato, in modo più realistico, dalle regioni, è necessario che medici, infermieri e tutti i professionisti sanitari lavorino, siano assunti a tempo indeterminato, in modo che il nostro sistema sia attrattivo e che questi professionisti non vadano all'estero dove sono pagati di più e trattarti meglio. Questo è un investimento sul capitale umano che indica la qualità della formazione che noi offriamo».
Sul numero chiuso alla facoltà di medicina e chirurgia, l’ex ministro della Salute ci tiene a precisare che si tratta di un «numero programmato» è «una scelta per garantire la qualità della formazione dei nostri medici». «Noi dobbiamo essere capaci di tenere insieme: le aspirazioni dei ragazzi e questa voglia di dedicarsi agli altri e alla scienza con un lavoro di orientamento da scuola, in prospettiva costituire una rete delle facoltà diverse che ci permetta da un lato di interagire e indirizzare questi giovani e dall'altro di garantire che chi viene laureato in medicina sia subito specializzato, assunto e pagato bene. La remunerazione che riguarda i medici e i professionisti sanitari è un altro problema serio».
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