competitività
29 Settembre 2026L’ex commissario europeo al Milan Dialogue: intervenire prima sulle malattie croniche può sostenere produttività e spesa sanitaria

Investire nella salute e nella prevenzione significa sostenere anche la produttività e la competitività dell'Europa. È il messaggio lanciato da Paolo Gentiloni, già presidente del Consiglio ed ex commissario europeo per l'Economia, durante State of Health – The Milan Dialogue, nell'intervento “Health as a lever for European competitiveness”.
«È qui che politica sanitaria e politica economica si incontrano», ha affermato Gentiloni, richiamando il peso delle malattie croniche in un'Europa che invecchia. Entro il 2050 quasi il 30% della popolazione potrebbe avere più di 65 anni. Già oggi oltre il 40% degli over 65 vive con almeno due patologie croniche, mentre le malattie non trasmissibili, comprese quelle cardiometaboliche, rappresentano circa l'80% del carico di malattia nei Paesi dell'Unione.
Le sole malattie cardiovascolari interessano circa 62 milioni di persone nell'UE, causano 1,7 milioni di decessi ogni anno e hanno un costo economico superiore a 282 miliardi di euro l'anno, compresi 47 miliardi legati alla perdita di produttività. Dati richiamati anche nel documento preparatorio del Milan Dialogue.
«Se l'Europa riuscirà a evitare che le persone sviluppino malattie croniche, oppure a diagnosticarle e trattarle prima, potrà migliorare la vita delle persone, aumentare la produttività e rallentare la crescita dei costi sanitari», ha detto Gentiloni. Secondo le stime Ocse citate nell'intervento, ridurre sei principali fattori di rischio prevenibili ai livelli raggiunti dal quarto dei Paesi europei e Ocse con i risultati migliori porterebbe a una spesa sanitaria annua inferiore del 4,6%, all'equivalente di 1,5 milioni di lavoratori a tempo pieno in più e a un Pil mediamente più alto dell'1,4% annuo tra il 2026 e il 2050.
La competitività sanitaria passa però anche dalla capacità europea di mantenere ricerca e innovazione. Gentiloni ha ricordato che l'industria farmaceutica è tra i settori europei a maggiore intensità di ricerca e alimenta un ecosistema che comprende università, ospedali, reti per le sperimentazioni cliniche, biotecnologie, infrastrutture dei dati e produzione specializzata.
Su questo fronte l'Europa sta perdendo terreno. La sua quota della ricerca e sviluppo farmaceutica mondiale è passata dal 43% del 1990 a circa il 31% attuale. La quota dello Spazio economico europeo nelle sperimentazioni cliniche commerciali è scesa dal 22% di dodici anni fa al 12% di due anni fa, mentre quella cinese è salita dal 5% al 18%.
«L'Europa continua a produrre scienza di livello mondiale, ma sta perdendo terreno quando la scienza deve trasformarsi in valore economico», ha osservato Gentiloni. L'UE attira circa il 7% del venture capital mondiale nelle biotecnologie sanitarie, contro il 63% degli Stati Uniti e il 14% della Cina. Anche i tempi regolatori pesano: secondo i dati citati nell'intervento, Stati Uniti e Cina approvano le domande per le sperimentazioni cliniche entro 60 giorni, mentre nell'UE i trial multinazionali richiedono in media 113 giorni.
Per Gentiloni l'obiettivo europeo dovrebbe essere quello di riuscire non solo a produrre conoscenza scientifica, ma anche a finanziare le imprese, condurre le sperimentazioni, produrre i trattamenti e renderli disponibili ai pazienti europei. «La salute è un investimento nella crescita e nella coesione. Investire nella salute significa investire nella leadership scientifica, nella longevità produttiva, nella resilienza strategica e nel contratto sociale sul quale, in ultima analisi, si fonda la resilienza democratica», ha concluso.
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