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Pubblica amministrazione

23 Settembre 2026

Dl Pa, 480 milioni per le tariffe ospedaliere. Ecco le novità per la sanità

Dagli aumenti per le prestazioni ospedaliere alle stabilizzazioni dei precari, passando per specializzandi, professionisti sanitari e medici convenzionati: ecco le principali modifiche proposte al decreto


ricettario prontuario

Un pacchetto di misure che interviene su tariffe ospedaliere, personale, Case di comunità e reclutamento. È quello messo a punto dalla maggioranza con gli emendamenti all’articolo 4 del decreto Pa, ora all’esame della Commissione Bilancio della Camera. Tra le proposte più rilevanti figura l’aumento delle risorse per le prestazioni ospedaliere, con un impatto stimato in 480 milioni di euro l’anno dal 2026, ma anche l’estensione delle possibilità di impiego per il personale sanitario e dei termini per alcune procedure di stabilizzazione. Il capitolo finanziariamente più consistente riguarda le tariffe delle prestazioni ospedaliere per acuti, sia in regime ordinario sia diurno. La proposta prevede, in attesa del prossimo aggiornamento complessivo delle tariffe e comunque non oltre il 31 dicembre 2027, un incremento del 3,68% dal 1° luglio 2026 rispetto agli importi fissati dal decreto ministeriale del 18 ottobre 2012. Parallelamente, viene previsto un aumento di 3,9 punti percentuali dal 2026 del tetto di spesa per l’acquisto dal privato accreditato di prestazioni ospedaliere per acuti e riabilitazione. L'intervento complessivo vale 480 milioni di euro l’anno e viene finanziato attraverso una quota dell’incremento del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard.

Il decreto potrebbe inoltre ampliare le possibilità di stabilizzazione del personale reclutato durante l’emergenza Covid, spostando dal 31 dicembre 2026 al 31 dicembre 2027 il termine per le procedure previste dalla legge di Bilancio 2022. La platea verrebbe estesa includendo anche alcune forme di collaborazione coordinata e continuativa e periodi di servizio svolti in altri enti del Ssn nell’ambito della stessa procedura regionale. Potrebbero inoltre essere conteggiati i periodi di attività svolti dai medici durante la specializzazione, se coerenti con il profilo professionale per il quale si procede all’assunzione. Un altro emendamento interviene sui medici in formazione specialistica. La proposta consentirebbe di partecipare alle procedure concorsuali e di essere assunti con contratto subordinato a tempo determinato e part time anche agli specializzandi iscritti a scuole in discipline equipollenti o affini rispetto a quella oggetto della selezione, purché vi sia coerenza tra attività assistenziale e percorso formativo. L’attività svolta nell’ambito del rapporto di lavoro sarebbe riconosciuta anche come attività pratica ai fini della specializzazione. Le modalità dovranno essere definite attraverso accordi tra Regioni e università, garantendo la compatibilità con la formazione.

Tra le misure più direttamente legate all’attuazione della sanità territoriale c’è quella che riguarda le Case di comunità. L’emendamento propone di derogare alle incompatibilità previste per i professionisti sanitari del comparto, consentendo loro di svolgere attività nelle Case di comunità al di fuori dell’orario ordinario di servizio. Resta il vincolo sul riposo previsto dal contratto collettivo: dovranno essere garantite almeno 11 ore consecutive di riposo ogni 24 ore. Sul fronte della medicina convenzionata, la maggioranza propone invece di estendere da uno a due anni il periodo di permanenza in servizio oltre il limite anagrafico previsto dalla normativa. In assenza di personale medico convenzionato disponibile, le aziende sanitarie potrebbero quindi prolungare il rapporto, con il consenso dell’interessato, fino a 74 anni. Restano ferme le altre condizioni previste dalla disciplina vigente e, in particolare, il carattere legato alle esigenze del Ssn e alla necessità di garantire i livelli essenziali di assistenza.

Il pacchetto interviene anche sulle procedure straordinarie di reclutamento del personale Ssn introdotte per sostenere gli obiettivi del Pnrr e la riduzione delle liste d’attesa. La modifica proposta trasforma quella che oggi è una facoltà degli enti sanitari in un obbligo: gli enti "procedono" alle procedure previste, nel quadro della programmazione triennale dei fabbisogni e con un limite massimo del 30% dei posti programmati. Rimangono due canali: concorsi con una riserva fino al 50% dei posti per chi abbia maturato almeno 18 mesi di servizio negli ultimi cinque anni e procedure per titoli e colloquio, sempre entro il 50% dei posti autorizzati, per chi abbia accumulato almeno 24 mesi di servizio continuativo a tempo determinato dopo una procedura concorsuale. Il termine per attivare queste procedure viene inoltre spostato dal 2026 al 31 dicembre 2028. Tra gli emendamenti c’è infine il rafforzamento degli uffici di diretta collaborazione del Ministero della Salute, anche in relazione alle attività sulle liste d’attesa, alle emergenze sanitarie e al potenziamento della capacità amministrativa. La proposta prevede nuove risorse per le indennità del personale dirigenziale e non dirigenziale e consente inoltre di assegnare agli uffici, fuori dal contingente ordinario, fino a 20 esperti e consulenti a titolo gratuito. Nel complesso, il pacchetto porta quindi dentro il Dl Pa diversi interventi che toccano alcuni dei nodi più attuali del Ssn: finanziamento delle prestazioni, carenza di personale, stabilizzazione dei precari, formazione degli specializzandi e avvio operativo delle Case di comunità. Le proposte dovranno ora proseguire l'iter parlamentare e potranno essere modificate nel corso dell'esame.

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