Spesa
23 Settembre 2026Il provvedimento arriva mentre l’Italia deve recepire la nuova direttiva Ue sulla qualità dell’aria
L’abolizione del bollo auto e moto per il 2027 rischia di andare nella direzione opposta rispetto agli obiettivi di riduzione dell’inquinamento atmosferico e di tutela della salute. È la posizione di Cittadini per l’aria, Clean Cities, ISDE, Kyoto Club, Torino Respira, Legambiente, Greenpeace e WWF, che contestano la scelta del Governo di destinare 2,3 miliardi di euro alla cancellazione del tributo per i veicoli fino a 80 kW e per tutti i motocicli. La misura arriva mentre l’Italia si prepara a recepire la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, che dal 2030 porterà il limite annuale per il PM2.5 dagli attuali 25 a 10 μg/m³ e quello per gli ossidi di azoto da 40 a 20 μg/m³. Secondo le associazioni, l’abolizione del bollo rischia di rafforzare la dipendenza dall’auto privata proprio mentre sarebbe necessario ridurre le emissioni legate al traffico.
La critica si inserisce in un quadro più ampio di misure a sostegno dell’utilizzo dell’auto. Le associazioni ricordano che il Governo ha già destinato oltre 2,2 miliardi di euro al taglio generalizzato delle accise sui carburanti, senza legare il beneficio al reddito o alla necessità effettiva di utilizzare l’auto. Secondo Cittadini per l’aria e le altre organizzazioni, i 2,3 miliardi destinati al bollo avrebbero potuto essere utilizzati per potenziare il trasporto pubblico, le infrastrutture ciclabili e le alternative alla mobilità privata. Una scelta che, sostengono, sarebbe particolarmente rilevante in un Paese nel quale milioni di cittadini dipendono dall’auto anche per l’assenza di alternative adeguate. Le associazioni sottolineano inoltre che l’abolizione del bollo non distingue tra veicoli con impatti ambientali differenti e non produce alcun beneficio per chi non possiede un’auto o già utilizza il trasporto pubblico, il treno, la bicicletta o si sposta a piedi.
Il tema assume particolare rilievo nelle aree urbane e in Pianura Padana, dove il trasporto su strada rappresenta una fonte importante di emissioni di ossidi di azoto e particolato. L’Italia, ricordano le associazioni citando i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente, è il Paese Ue con il maggior numero di morti premature attribuibili all’esposizione al PM2.5. Per le organizzazioni ambientaliste, il contrasto all’inquinamento atmosferico richiederebbe quindi politiche che riducano progressivamente la dipendenza dal trasporto privato e incentivino modalità di spostamento a minore impatto. La scelta del Governo, al contrario, rischierebbe di inviare un segnale in senso opposto proprio alla vigilia dell’entrata in vigore dei nuovi standard europei. A preoccupare è anche il finanziamento delle politiche per la qualità dell’aria. Lo schema di decreto legislativo per il recepimento della nuova direttiva Ue prevede infatti una clausola di invarianza finanziaria, senza nuovi oneri per la finanza pubblica. Le associazioni chiedono quindi di rivedere la destinazione delle risorse e di investire maggiormente in trasporto pubblico e mobilità sostenibile. Secondo Cittadini per l’aria, Clean Cities, ISDE, Kyoto Club, Torino Respira, Legambiente, Greenpeace e WWF, l’abolizione del bollo dovrebbe essere revocata e le risorse destinate a interventi capaci di ridurre concretamente l’inquinamento atmosferico e l’esposizione della popolazione.
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