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Diabete

28 Settembre 2026

Diabete, linee guida ampliano l’uso del CGM. Accesso ancora diverso tra le Regioni

SID e AMD raccomandano il monitoraggio continuo anche con sola insulina basale. Nuovi dati EASD sugli esiti clinici, ma in Italia restano differenze nei criteri di rimborsabilità


ADC Photo FSL2 Sensor Man Closeup GettyImages 2277500932

Le linee guida italiane raccomandano il monitoraggio continuo del glucosio (CGM) anche nelle persone con diabete di tipo 2 trattate con sola insulina basale, ma l’accesso alla tecnologia resta diverso tra le Regioni. È il quadro richiamato in occasione del 62° Congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes (EASD), in corso a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre, dove sono stati presentati nuovi dati real-world sull’impiego del CGM in questa popolazione.

Le linee guida della Società Italiana di Diabetologia (SID) e dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), pubblicate nel Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità e aggiornate a ottobre 2025, esprimono una raccomandazione forte a favore dell’impiego del CGM anche nelle persone con diabete di tipo 2 in terapia insulinica solo basale. L’indicazione riconosce il valore della disponibilità continua dei dati glicemici per migliorare il controllo metabolico e la gestione della malattia.

A rafforzare il quadro arrivano i dati presentati all’EASD 2026. Uno studio real-world condotto negli Stati Uniti ha confrontato quasi 14.000 adulti con diabete di tipo 2 in terapia con insulina basale che utilizzavano il CGM con un numero analogo di pazienti che non ricorrevano al monitoraggio continuo. Le due coorti sono state abbinate sulla base di 29 caratteristiche iniziali. L’utilizzo del CGM è risultato associato a un rischio inferiore di mortalità a 12 e 24 mesi e a una riduzione delle complicanze cardiovascolari, compresi gli eventi ricorrenti.

«Oggi non discutiamo più se il monitoraggio continuo del glucosio sia efficace: la quantità e la qualità delle evidenze hanno portato le linee guida a raccomandarne l’impiego anche nelle persone con diabete di tipo 2 trattate con insulina solo basale», afferma Andrea Giaccari, diabetologo del Policlinico Gemelli di Roma e coordinatore delle Linee Guida italiane sulla terapia del diabete di tipo 2. Secondo Giaccari, i dati presentati all’EASD mostrano inoltre un’associazione tra CGM e riduzione degli eventi cardiovascolari in questa popolazione.

Il nodo, in Italia, riguarda però l’accesso. Secondo quanto riportato nel comunicato Abbott diffuso in occasione dell’EASD, i criteri di rimborsabilità dei sistemi CGM continuano a differire tra le Regioni. In alcune realtà l’accesso rimane limitato alle persone sottoposte a terapia insulinica multi-iniettiva; altre lo hanno già esteso ai pazienti trattati con sola insulina basale e, in specifiche condizioni cliniche, anche a persone non trattate con insulina.

Il tema pone quindi il problema della traduzione delle raccomandazioni cliniche nei percorsi regionali di accesso. «La vera sfida diventa ora tradurre queste indicazioni nella pratica quotidiana affinché tutti gli italiani, indipendentemente dalla loro Regione di appartenenza, possano beneficiarne», sottolinea Giaccari.

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