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Spesa sanitaria

14 Settembre 2026

Spesa sanitaria, Schillaci: servono 20 miliardi per arrivare al 7% del Pil

Il ministro chiede una programmazione pluriennale delle risorse e conferma la richiesta di 5 miliardi in più per il Ssn nel 2027


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Per portare la spesa sanitaria al 7% del Pil servono oggi "20 miliardi", ma il finanziamento del Servizio sanitario nazionale deve essere accompagnato da una programmazione pluriennale. È la posizione ribadita dal ministro della Salute Orazio Schillaci alla Festa del Fatto Quotidiano alla Versiliana di Marina di Pietrasanta, dove ha affrontato anche il tema del fine vita e del rapporto tra pubblico e privato accreditato. "La salute va tolta dal dibattito continuo", ha detto Schillaci, criticando il meccanismo per cui ogni anno, in vista della legge di Bilancio, si ripropone lo scontro tra il ministro della Salute che chiede maggiori risorse e chi deve decidere sulla loro assegnazione. Per il ministro servirebbe invece "una visione che va su più anni". Schillaci ha quindi ribadito il traguardo del 7% della spesa sanitaria rispetto al Pil. "Per arrivare al 7% della spesa sanitaria sul Pil oggi ci vogliono 20 miliardi", ha affermato, sottolineando di essere stato tra i primi a indicare questo livello come obiettivo. In vista della Manovra, il ministro ha inoltre confermato la richiesta di 5 miliardi aggiuntivi per il Servizio sanitario nazionale nel 2027.

L’aumento delle risorse, però, secondo Schillaci deve essere accompagnato da una maggiore capacità di utilizzarle. "Oltre ad avere più soldi, i soldi vanno spesi bene, perché quelli sono i soldi dei contribuenti", ha sottolineato. Tra le priorità indicate c’è la prevenzione, anche per affrontare la crescita della spesa farmaceutica legata all’invecchiamento della popolazione e all’arrivo di nuovi farmaci. "La salute andrebbe tolta, e lo stiamo facendo, soprattutto la prevenzione, dal computo per calcolare quello che è il debito italiano, come avviene in Europa", ha aggiunto il ministro. La strategia, secondo Schillaci, deve quindi combinare maggiori risorse, razionalizzazione, competenze e una programmazione di lungo periodo. Sul rapporto tra pubblico e privato, il ministro ha escluso una prospettiva di privatizzazione del Ssn. "Io non voglio privatizzare nulla", ha affermato. Il privato convenzionato, ha spiegato, "oggi è sussidiario al pubblico", soprattutto in una fase in cui il sistema deve recuperare prestazioni e ridurre le liste d’attesa. "Quale Governo mai abolirà il privato convenzionato? Vuol dire dimezzare la sanità italiana", ha aggiunto, richiamando però la necessità di regole, qualità e meccanismi premiali.

Sul fine vita, Schillaci ha invece posto il tema dell’uniformità nazionale. "È impensabile, in un Paese in cui abbiamo già delle forti differenze sanitarie sul territorio, che anche su un argomento così importante ci siano differenze regionali", ha detto il ministro, richiamando la sentenza della Corte costituzionale che ha indicato un percorso sul suicidio assistito. Il fine vita, ha precisato Schillaci, "è un problema etico". In caso di una legge sul tema, secondo il ministro, i parlamentari dovrebbero esprimersi sulla base dei propri convincimenti personali. Parallelamente, Schillaci ha indicato nelle cure palliative un altro ambito su cui rafforzare gli investimenti. "È importante mettere più soldi sulle cure palliative", ha affermato, ricordando che nuove possibilità terapeutiche consentono di accompagnare le persone nelle fasi finali della vita "in maniera sicuramente più efficace e più dignitosa". Il tema del fine vita si inserisce così, per il ministro, nel più ampio problema delle disuguaglianze territoriali del Ssn: "È veramente impensabile" che un diritto così delicato possa essere affrontato con modalità differenti a seconda della Regione di residenza.

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