Hiv
29 Luglio 2026Nel 2025 i finanziamenti internazionali sono scesi del 18% a 7,3 miliardi di dollari. UNAIDS segnala riduzioni nei programmi di prevenzione, test e servizi di comunità

I finanziamenti internazionali destinati alla risposta all’HIV sono diminuiti del 18% nel 2025, scendendo a 7,3 miliardi di dollari, il livello più basso da quasi vent’anni. UNAIDS avverte che la contrazione delle risorse sta frenando i programmi di prevenzione e test e potrebbe favorire una ripresa dell’epidemia. Lo riferisce Reuters, sulla base del rapporto pubblicato dall’agenzia delle Nazioni Unite in apertura di una conferenza internazionale sull’Aids in Brasile.
«La comunità internazionale è entrata in un periodo di profondo sconvolgimento politico e finanziario che minaccia decenni di progressi ottenuti nella lotta all’HIV», afferma UNAIDS nel rapporto. Senza nuovi impegni e interventi, aggiunge l’agenzia, il mondo rischia una ripresa dell’epidemia.
L’aumento della spesa nazionale ha compensato solo in parte la riduzione dei finanziamenti esteri. Nel complesso, le risorse disponibili per la risposta all’HIV sono diminuite del 6% nel 2025. Non tutti i governi, tuttavia, sono riusciti a sostituire i fondi internazionali venuti meno.
Gli effetti più evidenti sono stati registrati nell’Africa subsahariana, area nella quale si concentra circa la metà delle nuove infezioni a livello mondiale. I dati nazionali relativi a Camerun, Nigeria e Zambia mostrano una riduzione superiore al 50% del numero di persone che hanno ricevuto la profilassi pre-esposizione, la PrEP.
Secondo UNAIDS, le interruzioni dei finanziamenti hanno inciso sulla prevenzione, sui test e su componenti essenziali dei programmi terapeutici. Tra i servizi coinvolti figurano quelli gestiti dalle comunità, rivolti alle persone maggiormente esposte all’infezione.
Nel 2025 circa 1,2 milioni di persone hanno contratto l’HIV. Il rapporto conferma inoltre che il percorso verso l’obiettivo di porre fine all’Aids come minaccia di sanità pubblica entro il 2030 è fuori traiettoria. Alla riduzione dei finanziamenti si aggiungono altre emergenze sanitarie, tra cui l’Ebola, che limitano la capacità dei sistemi di mantenere gli interventi dedicati all’HIV.
Gli Stati Uniti rappresentavano in precedenza il 75% dei finanziamenti internazionali per la risposta all’HIV. Dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025, Washington aveva disposto una sospensione temporanea dei finanziamenti. Le attività salvavita erano state successivamente ripristinate, mentre la maggior parte degli interventi di prevenzione era stata ridotta.
UNAIDS segnala che i progressi raggiunti negli ultimi decenni restano fragili. Le nuove infezioni da HIV e i decessi correlati all’Aids hanno raggiunto i livelli più bassi da oltre trent’anni, ma l’agenzia avverte che questi risultati sono a rischio senza il ripristino della solidarietà internazionale e interventi sulle disuguaglianze.
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