Usa
04 Maggio 2026Una corte federale d’appello Usa ha vietato l’invio per posta del mifepristone, imponendo la dispensazione in presenza e superando le regole della FDA

Una corte federale d’appello degli Stati Uniti ha vietato l’invio per posta del mifepristone, imponendo che il farmaco per l’aborto sia distribuito solo di persona e in strutture autorizzate. La decisione, adottata il 2 maggio 2026 da un collegio di tre giudici della Fifth U.S. Circuit Court of Appeals con sede a New Orleans, supera le regolazioni della Food and Drug Administration (FDA) che negli anni della pandemia avevano consentito la prescrizione anche tramite telemedicina e la spedizione a domicilio.
Il provvedimento rappresenta uno dei principali interventi giudiziari in materia di aborto negli Stati Uniti dopo la sentenza della Corte Suprema del 2022 che ha annullato il precedente federale sul diritto all’interruzione di gravidanza. La decisione è destinata a essere impugnata davanti alla stessa Corte Suprema.
Nel dispositivo, il giudice Kyle Duncan ha accolto la posizione dello Stato della Louisiana, secondo cui la possibilità di ricevere il farmaco per posta renderebbe inefficaci i divieti statali sull’aborto. Il mifepristone, approvato nel 2000, è utilizzato nella maggior parte delle interruzioni volontarie di gravidanza negli Stati Uniti, generalmente in combinazione con il misoprostolo.
Secondo i dati citati, la maggioranza degli aborti nel Paese avviene tramite farmaci e circa uno su quattro è prescritto attraverso servizi di telemedicina. La decisione della corte limita quindi anche queste modalità, con effetti che si estendono oltre gli Stati con restrizioni, includendo anche quelli dove l’aborto è consentito.
La pronuncia interviene su un ambito in cui tradizionalmente i tribunali hanno riconosciuto ampio margine di autonomia alla FDA. Non è ancora chiaro in che tempi e con quali modalità operative il divieto sarà applicato su scala nazionale.
Le posizioni restano divergenti. L’American Civil Liberties Union (ACLU) ha evidenziato possibili effetti sull’accesso ai servizi, in particolare per le fasce più vulnerabili. Il National Right to Life Committee ha invece definito la decisione un ripristino di tutele per la salute delle donne.
Il caso prosegue nel contenzioso giudiziario e potrà essere oggetto di ulteriori pronunce nei prossimi mesi.
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