Tumori
15 Maggio 2025Presentato il 17° Rapporto FAVO nella XX Giornata del malato oncologico: 3,7 milioni di italiani vivono con un tumore. Le parole del Ministro della Salute e degli esperti

“Nel periodo post-Covid il vero problema sono le altre malattie, in primis quelle oncologiche, trascurate per troppo tempo con screening e visite saltate. Ora siamo ripartiti, ma dobbiamo fare di più, perché i dati ci dicono che l’incidenza dei tumori cresce soprattutto tra i più giovani”. Con queste parole il ministro della Salute Orazio Schillaci ha aperto oggi la presentazione del 17° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, nell’ambito della XX Giornata nazionale del malato oncologico, promossa da FAVO (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia).
Il ministro ha annunciato l’intenzione del governo di estendere la platea dei cittadini coinvolti nei programmi di screening, con particolare attenzione alle persone con minori possibilità economiche. “Stiamo lavorando – ha aggiunto – allo screening per il tumore del polmone e allargheremo ancora le prestazioni dei LEA. Vogliamo una sanità personalizzata, capace di evitare terapie inutili per i pazienti e per il Servizio sanitario nazionale”. Secondo il Rapporto FAVO, sono 3,7 milioni gli italiani che oggi vivono dopo una diagnosi di tumore. Il numero è destinato a salire a 4 milioni entro il 2030, pari al 7% della popolazione. Per rispondere a questa trasformazione, la vera svolta arriva con la legge di bilancio 2025, che riconosce ufficialmente il ruolo attivo delle associazioni di pazienti nei processi strategici del SSN. “È una riforma dirompente – afferma Francesco De Lorenzo, presidente FAVO –: i pazienti non saranno più spettatori, ma parte attiva delle Reti oncologiche regionali e delle principali scelte in tema di salute”. Grazie alla nuova normativa, le associazioni parteciperanno anche alle fasi di consultazione della Commissione scientifica ed economica dell’AIFA.
Tuttavia, il Rapporto evidenzia che permangono forti disparità territoriali. In molte Regioni, la partecipazione delle associazioni alle Reti oncologiche è ancora limitata o ostacolata da barriere burocratiche. Per superare queste differenze, è urgente avviare l’attività del Coordinamento Generale delle Reti Oncologiche (CRO), in cui FAVO rappresenta il volontariato oncologico. “Il CRO – spiega De Lorenzo – è essenziale per garantire l’uniformità di funzionamento delle Reti e promuovere il loro aggiornamento. Ma servono risorse adeguate e la volontà politica di partire subito”. In collaborazione con Agenas, FAVO ha elaborato un documento strategico – ora in fase di approvazione presso la Conferenza Stato-Regioni – che punta a “istituzionalizzare” la presenza delle associazioni di pazienti nelle Reti oncologiche. L’obiettivo è creare una partecipazione strutturata, trasparente e realmente influente. “Il modello costruito con Agenas può diventare una best practice nazionale – afferma De Lorenzo – se applicato con coerenza anche ad altri contesti clinici e organizzativi. Il volontariato oncologico oggi siede a pieno titolo nella stanza dei bottoni”. Per Elisabetta Iannelli, segretaria FAVO, “le associazioni hanno dimostrato di essere interlocutori preparati e affidabili. Ora devono essere messe in condizione di incidere davvero”.
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