Professioni sanitarie
29 Aprile 2025I massofisioterapisti esprimono forte preoccupazione per l’esclusione della categoria dall’indagine conoscitiva appena conclusa in Commissione Affari sociali, finalizzata alla stesura del nuovo disegno di legge sul riordino delle professioni sanitarie

Né ascoltati né considerati: questa la denuncia sollevata dal comitato spontaneo dei massofisioterapisti, che esprime forte preoccupazione per l’esclusione della categoria dall’indagine conoscitiva appena conclusa in Commissione Affari sociali, finalizzata alla stesura del nuovo disegno di legge sul riordino delle professioni sanitarie. Secondo i rappresentanti della categoria, si tratta di una decisione discriminatoria, tanto più grave se confrontata con l’attenzione riservata ad altre realtà professionali, giudicate meno solide dal punto di vista normativo.
In una lettera aperta indirizzata alle istituzioni, il comitato avverte: "Le recenti iniziative politiche e burocratiche, hanno negato ai Massofisioterapisti, la possibilità di essere auditi e quindi considerati, all'interno dell'indagine conoscitiva messa in opera dalla Commissione Affari sociali, appena conclusasi, il cui fine è di predisporre il nuovo disegno di legge di Riordino delle professioni sanitarie, discriminando questa categoria di lavoratori, anche in considerazione di altre, al contrario generosamente ascoltate, ma che normativamente possono fare affidamento su basi molto meno certe, qualificate e consolidate nel tempo". "Questa negligenza – scrivono – può seriamente minacciare la sopravvivenza della professione di massofisioterapista, con oltre 5.000 professionisti che offrono la propria competenza ed abilità professionale da oltre 40 anni, ma soprattutto vorremmo far emergere i rischi concreti per questi professionisti e le loro famiglie che si potrebbero trovare vanificati i propri diritti al lavoro, la dignità professionale, ed il loro sostentamento economico futuro".
La figura del massofisioterapista è riconosciuta dalla legge 403 del 1971, e si fonda su una formazione specifica e una lunga tradizione professionale. Tuttavia, secondo i rappresentanti della categoria, il nuovo disegno di legge in preparazione non garantisce una collocazione coerente rispetto alle loro competenze. Il rischio, sostengono, è che si arrivi al paradosso giuridico di considerare reato penale l’esercizio di una professione finora pienamente legittima. La situazione appare ancora più contraddittoria se si considera che titoli equivalenti conseguiti in altri Paesi europei sono invece riconosciuti senza ostacoli, consentendo a colleghi stranieri di operare regolarmente sul territorio italiano.
Il comitato accusa inoltre il Ministero della Salute di aver avviato un’azione “demolitoria”, subdola ma sistematica, che avrebbe come obiettivo implicito la delegittimazione della figura del massofisioterapista. Un attacco che, secondo i promotori della lettera, risponderebbe a pressioni esterne esercitate da altre categorie professionali, storicamente in conflitto con questa figura.
“Non chiediamo privilegi – concludono – ma il riconoscimento di una storia professionale solida, legittima e radicata nella realtà sanitaria italiana. L’esclusione dal confronto è un segnale grave che mina il principio stesso di rappresentanza democratica nelle scelte che riguardano il futuro del settore”.
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