Governo e Parlamento
30 Maggio 2024l disegno di legge del Partito Democratico sul rifinanziamento del Servizio sanitario in discussione alla Camera (a firma della Segretaria nazionale Ellie Schlein) si intreccia con il decreto-legge in fase di approvazione al consiglio dei ministri
La lotta alle liste d’attesa unisce governo e opposizione su un punto: le agende degli appuntamenti di strutture pubbliche e del privato convenzionato vanno aggregate e coordinate e i centri unici di prenotazione del Servizio sanitario siti nelle Asl devono poterle monitorare in tempo reale. Il disegno di legge del Partito Democratico sul rifinanziamento del Servizio sanitario in discussione alla Camera (proposta di legge A.C. 1741 a prima firma della Segretaria nazionale Ellie Schlein) si intreccia con il decreto-legge in fase di approvazione al consiglio dei ministri. La bozza del governo Meloni starebbe superando alcune delle disposizioni della norma chiesta dall’opposizione. Non si parla dell’articolo 1 della proposta di legge Schlein, che si propone di aumentare gradualmente la spesa pubblica (+0,21% l’anno) e di arrivare entro il 2028 ad un Fondo sanitario nazionale pari ad almeno al 7,5% del Prodotto interno lordo nominale, ma dell’articolo 2 che è strutturato in quattro sotto commi: alla lettera a) consente alle regioni di indire entro il 30 giugno 2024, cioè a scadenza brevissima, “procedure concorsuali straordinarie” per il “personale del comparto della dirigenza medica, sanitaria, veterinaria e delle professioni sanitarie e infermieristiche”, alla lettera b) prevede un sistema di prenotazione unico regionale, valido sia per le strutture pubbliche che per quelle private accreditate, alla lettera c) implica che gli ospedali si debbano rivolgere all’attività intramoenia dei propri medici, infermieri etc libera professione intramuraria quando sia impossibile assicurare le prestazioni nei tempi stabiliti dal Piano nazionale di governo delle liste d’attesa. Alla lettera d) infine impone la pubblicazione sul sito internet del Ministero della Salute della situazione aggiornata dei tempi di attesa. Di questi commi, parrebbe superata la lettera b): il decreto-legge Liste d’Attesa impone infatti ad erogatori pubblici e privati accreditati ospedalieri e ambulatoriali di afferire ad un Centro unico di prenotazione (CUP) che è unico a livello regionale o infra- regionale. E aggiunge che la piena interoperabilità dei centri di prenotazione degli erogatori privati accreditati con i competenti CUP territoriali è condizione preliminare, a pena di nullità, per la stipula degli accordi di accreditamento tra i suddetti erogatori ed i servizi sanitari regionali.
Quanto alla libera professione intramuraria (lettera c), il governo affronta la questione diversamente, fissando linee generali cui le regioni presumibilmente si adegueranno. All’articolo 2 dice che ospedali pubblici e privati accreditati devono erogare almeno il 90 % delle prestazioni entro i tempi massimi previsti da ogni classe di priorità: 3 giorni per le urgenze, di 10 per le “brevi”, di 30 per le visite specialistiche differibili e 60 per gli esami differibili, 120 i giorni massimi di attesa per gli esami e le visite programmate. L’articolo 6 affida all’Agenzia dei servizi sanitari regionali il monitoraggio sul rispetto dei tempi massimi di attesa per classi di priorità delle prestazioni prenotate in regime istituzionale e in regime di libera professione intramoenia (ALPI). A questo punto il disegno di legge Schlein chiede (lettera d) di pubblicare la situazione aggiornata dei tempi d’attesa per struttura nel sito del ministero della Salute; il governo invece istituisce, sempre nel sito internet istituzionale del Ministero della salute, il registro delle segnalazioni delle strutture che non rispettano i tempi. Un monito per Asl e ospedali. Che vengono invitati a formulare piani annuali di fabbisogno e di offerta di prestazioni. Su un punto invece il decreto-legge del governo non tocca né del resto prende in considerazione la proposta di legge Schlein: la lettera a) sui concorsi. Che autorizza in un solo campo: quello della salute mentale, “in deroga alle disposizioni vigenti”, stanziando 80 milioni. Ma prima di indirli le regioni devono chiedere l’ok del Ministero della Salute.
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