Login con

Economia

09 Aprile 2026

Economia della salute, l’innovazione accessibile vale 1,5 trilioni in Europa

Dai tempi di accesso alle cure alla sfida industriale e geopolitica: l’Italia è seconda in Europa per produzione farmaceutica, ma resta indietro sulle soluzioni innovative


IMG 6420

Rendere l’innovazione accessibile non è solo una questione sanitaria, ma una leva economica che può valere fino a quattro volte l’investimento iniziale. In Europa, l’economia della salute genera infatti 1,5 trilioni di euro, pari al 3,3% del PIL, mentre ogni euro investito in sanità può produrre tra 2 e 4 euro di crescita economica. È questo il quadro emerso a Roma durante “Dialoghi sull’Innovazione accessibile – Innovaction”, evento promosso da Adnkronos e GSK, che ha riunito istituzioni, industria ed esperti. Un messaggio che trova sponda nelle parole del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha ribadito come l’innovazione rappresenti “una leva fondamentale per garantire sostenibilità al Servizio sanitario nazionale e migliorare l’accesso alle cure”, sottolineando la necessità di ridurre i tempi e rendere più rapido il trasferimento delle innovazioni ai pazienti. Sulla stessa linea il sottosegretario Marcello Gemmato, promotore della riforma del comparto farmaceutico, che punta a rafforzare il ruolo dell’economia della salute come asse strategico per il Paese.

A chiarire il cambio di paradigma è Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento Programmazione del Ministero della Salute, ai microfoni di Sanità33: “La salute e la sanità non sono un costo, ma un investimento per il Paese e soprattutto per i pazienti. È un approccio che abbiamo adottato da oltre tre anni e che si traduce in interventi concreti, anche normativi, per migliorare l’accesso alle cure”. Mennini sottolinea inoltre il rafforzamento della prevenzione, “per la prima volta resa strutturale”, e gli interventi per ridurre i tempi tra test, trattamenti e accesso alle innovazioni, anche grazie alla riforma dell’AIFA. I numeri confermano il peso del comparto: l’Italia è seconda in Europa per produzione farmaceutica, con 411 aziende, 56 miliardi di valore e un impatto occupazionale di circa 950mila addetti. Sul fronte della ricerca, investe circa 2 miliardi di euro in R&S, in un contesto europeo che complessivamente raggiunge i 55 miliardi. Eppure, il vero punto critico resta l’accesso. Se per i nuovi farmaci l’Italia registra tempi medi di 424 giorni, sulle soluzioni innovative il sistema appare meno performante. Il confronto con la Francia è emblematico: grazie a un modello strutturato di “fast track”, l’accesso può avvenire in circa 80 giorni dalla richiesta. Un tema che, secondo Mennini, è già al centro dell’azione di governo: “Stiamo lavorando con il Mef, le Regioni e l’Europa affinché alcune voci di spesa, come prevenzione e terapie avanzate, siano considerate investimenti e non spesa corrente, liberando così nuove risorse”.

L’innovazione in sanità ha anche una dimensione industriale e strategica. Il settore farmaceutico è uno degli asset chiave nella competizione globale, anche alla luce del duopolio USA-Cina, ed è in grado di attrarre investimenti e generare occupazione qualificata. “In questo scenario il ruolo della Farnesina è accompagnare le imprese italiane nei mercati esteri”, spiega Sergio Strozzi, del Ministero degli Affari Esteri. “Abbiamo creato un tavolo di coordinamento per l’internazionalizzazione del settore farmaceutico e biotecnologico, per definire strategie di penetrazione e rafforzare la presenza italiana nelle principali fiere globali”. Tra gli strumenti, anche “Innovit San Francisco”, centro di innovazione pensato per connettere startup italiane con investitori e network della Silicon Valley. Per Beatrice Lorenzin, senatrice e componente della Commissione Bilancio, il sistema salute è già oggi un pilastro economico: “Produce circa il 12% del PIL italiano e il 3,3% di quello europeo. È un sistema che crea sviluppo attraverso industria, ricerca e Servizio sanitario nazionale”. Tuttavia, avverte, “negli ultimi anni è stato trattato in modo frammentato e spesso invisibile nelle politiche economiche”. Lorenzin richiama la necessità di un intervento su più livelli: “Dobbiamo rafforzare il Fondo sanitario nazionale, sostenere industria e ricerca e investire sulle persone: ricercatori, tecnici e operatori che devono restare e lavorare in Italia”. Anche perché altri Paesi, come Spagna, Germania e Francia, “si sono già mossi per attrarre investimenti e sperimentazione clinica”.

L’innovazione accessibile, emerso dal confronto, è la chiave per affrontare le grandi sfide demografiche: invecchiamento della popolazione, aumento delle cronicità e pressione sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. Rendere disponibili rapidamente nuovi farmaci, vaccini e tecnologie significa ridurre ospedalizzazioni, migliorare la qualità della vita e sostenere la produttività. Non solo. L’evento ha evidenziato anche il contributo industriale di GSK in Italia, con due centri di ricerca e due stabilimenti, oltre 4.200 addetti diretti (quasi 9.000 con l’indotto) e investimenti per 324 milioni di euro nel 2024.

Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:

Seguici su Youtube! Seguici su Linkedin! Segui il nostro Podcast su Spotify!

Oppure rimani sempre aggiornato in ambito farmaceutico iscrivendoti alla nostra newsletter!

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE

09/04/2026

Il 9 aprile a Roma il ministro indica quattro priorità per l’innovazione e annuncia il lavoro sulla riforma normativa della legislazione farmaceutica

09/04/2026

Dal 1° aprile 2026 attiva in Lombardia la rete regionale per la chirurgia del tumore ovarico con nove centri specializzati e percorsi multidisciplinari

09/04/2026

Accesso alle terapie, sostenibilità e filiere produttive al centro del dibattito sulla governance del farmaco emerso durante la presentazione del volume al Senato

©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)

Top