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23 Settembre 2026La quota europea della ricerca e sviluppo farmaceutica mondiale è scesa dal 43% al 31%

L’Europa perde terreno nella ricerca farmaceutica e nelle sperimentazioni cliniche rispetto a Stati Uniti e Cina. A richiamare l’attenzione sono i presidenti di nove grandi aziende farmaceutiche europee, che il 22 settembre hanno inviato una lettera ai leader nazionali chiedendo interventi per rafforzare la competitività del settore..
Secondo i dati della Federazione europea delle industrie e associazioni farmaceutiche (Efpia) citati dal quotidiano britannico, la quota europea della ricerca e sviluppo farmaceutica mondiale è scesa dal 43% del 1990 al 31%. Nello stesso tempo, la quota delle sperimentazioni cliniche commerciali condotte in Europa si è dimezzata nell’ultimo decennio, passando dal 18% al 9%. Solo il 4% degli studi clinici riguarda terapie cellulari e geniche.
La Cina ha invece superato l’Europa nelle sperimentazioni cliniche, nei brevetti farmaceutici e nello sviluppo di nuovi medicinali. La sua quota delle sperimentazioni cliniche mondiali è salita da meno del 10% a quasi il 30% nello stesso periodo.
La lettera è stata firmata dai vertici di AstraZeneca, GSK, Novo Nordisk, Boehringer Ingelheim, Chiesi, Sanofi, Ipsen, Novartis e Roche. Secondo le aziende, negli ultimi due anni sono stati annunciati oltre 600 miliardi di dollari di investimenti farmaceutici negli Stati Uniti e in Cina. I firmatari chiedono ai governi europei di creare condizioni più favorevoli agli investimenti nei medicinali di nuova generazione e di considerare i farmaci un’infrastruttura strategica, anche nell’ottica della sovranità sanitaria.
Il documento richiama anche il tema dell’accesso alle nuove terapie. Secondo i dati Efpia, nel 2025 il 49% delle terapie di nuova approvazione non ha raggiunto i pazienti europei, rispetto al 46% del 2019. Per i medicinali che arrivano sul mercato, il tempo medio di accesso è vicino a 600 giorni, con differenze rilevanti tra i Paesi: dai 56 giorni mediani della Germania ai 1.201 della Romania.
Efpia individua tra le cause della mancata disponibilità e dei ritardi i tempi dei processi regolatori e, in alcuni Paesi, l’insufficienza delle risorse disponibili.
Secondo le nove aziende, recuperare il divario europeo nelle sperimentazioni cliniche potrebbe generare 53 miliardi di euro e 82.000 posti di lavoro. Nella lettera i vertici dell’industria chiedono ai governi di collaborare per invertire la perdita di competitività e sostenere la ricerca farmaceutica europea.
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