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17 Luglio 2026Presentata a Lisbona la più ampia valutazione dell'OMS sull'intelligenza artificiale nella sanità europea

Solo l'8% dei Paesi della Regione europea dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dispone di una strategia specifica per l'intelligenza artificiale in sanità, nonostante quasi due terzi utilizzino già strumenti di IA nella diagnostica e circa la metà abbia introdotto chatbot per i pazienti. È quanto emerge dalla più ampia valutazione sul livello di preparazione all'adozione dell'intelligenza artificiale condotta dall'OMS Europa nei suoi 53 Stati membri, presentata a Lisbona in occasione della conferenza internazionale sull'IA in sanità organizzata con il Governo del Portogallo.
L'analisi evidenzia inoltre che solo l'8% dei Paesi dispone di standard che definiscono le responsabilità in caso di malfunzionamento di un sistema di intelligenza artificiale. Il 98% degli Stati membri indica il miglioramento dell'assistenza ai pazienti come principale fattore che guida l'adozione dell'IA, ma il quadro della governance mostra ancora diverse criticità.
Secondo l'OMS, solo un Paese su cinque offre una formazione sull'intelligenza artificiale ai professionisti sanitari prima dell'ingresso nella professione e appena uno su quattro prevede programmi di aggiornamento durante l'attività lavorativa. Meno della metà degli Stati ha inoltre verificato l'adeguatezza del proprio quadro normativo rispetto all'impiego dell'IA in sanità, mentre quasi il 40% non dispone ancora di linee guida etiche dedicate.
I risultati, sottolinea l'OMS, sono in linea con il recente rapporto preliminare del Panel scientifico internazionale indipendente sull'intelligenza artificiale istituito dal Segretario generale delle Nazioni Unite, che richiama la necessità di rafforzare la governance dell'IA parallelamente alla sua crescente diffusione.
«Ciò che porta 37 Paesi a Lisbona non è una mancanza di ambizione, ma una mancanza di una direzione condivisa», afferma Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell'OMS per l'Europa. «Ogni Paese si confronta oggi con le stesse domande: come governare responsabilmente l'intelligenza artificiale, come preparare il personale sanitario a utilizzarla in sicurezza e come fare in modo che sia al servizio dei pazienti e non soltanto di chi può permettersi la tecnologia».
La conferenza riunisce ministri della Salute e rappresentanti di 37 Paesi appartenenti alle sei Regioni dell'OMS ed è articolata su tre aree di lavoro: la definizione delle regole e delle responsabilità per l'impiego dell'IA, gli strumenti e le infrastrutture necessari per adottarla in sicurezza e la preparazione dei professionisti e delle istituzioni chiamate a utilizzarla. Tra i temi affrontati figurano anche la governance dei dati, l'interoperabilità, gli investimenti responsabili e l'equità, con l'obiettivo di evitare che l'intelligenza artificiale ampli le differenze tra sistemi sanitari con maggiori e minori risorse.
Tra gli esempi presentati nel corso dell'incontro figura l'esperienza di Coimbra, in Portogallo, dove sistemi di analisi delle immagini basati sull'intelligenza artificiale supportano i clinici nell'identificazione di patologie toraciche e fratture ossee, contribuendo a ridurre i tempi di attesa nelle cure primarie e nei servizi di emergenza.
«L'intelligenza artificiale generativa è già entrata nelle aule universitarie e nelle tasche dei pazienti», conclude Kluge. «Le persone chiedono ai chatbot informazioni sui propri sintomi prima ancora di parlare con un medico. Regolare l'IA in sanità è difficile. Ma non farlo è ancora più difficile, perché significa esporsi al rischio di danni per i pazienti, perdita di fiducia e aumento delle disuguaglianze».
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