Ambiente
29 Aprile 2026L’industria farmaceutica e quella cosmetica hanno impugnato davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane

Aziende dei comparti farmaceutico e cosmetico hanno presentato ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea contro la direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane, entrata in vigore il 1° gennaio 2025, secondo quanto riportato da Euronews.
La normativa prevede che produttori di medicinali e cosmetici sostengano almeno l’80% dei costi necessari a eliminare i microinquinanti presenti nelle acque reflue urbane, in applicazione del principio europeo “chi inquina paga”.
Secondo Hans Goossens, presidente di Water Europe, oltre il 90% dei microinquinanti che escono dagli impianti di depurazione deriverebbe da prodotti farmaceutici e cosmetici. Per questo, ha dichiarato a Euronews, sarebbe equo che i principali oneri economici ricadano sui settori che li generano.
Di diverso avviso le associazioni di settore. EFPIA, la federazione europea dell’industria farmaceutica innovativa, sostiene la necessità di una ripartizione più ampia dei costi e contesta la metodologia utilizzata dalla Commissione europea per attribuire il peso dei diversi inquinanti.
Secondo Medicines for Europe, che rappresenta il comparto dei farmaci equivalenti e biosimilari, la misura sarebbe sproporzionata e rischierebbe di incidere su accessibilità economica e disponibilità dei medicinali.
L’associazione ha indicato, secondo Euronews, possibili forti incrementi dei costi produttivi per alcuni medicinali, citando il caso della metformina e dell’amoxicillina.
Complessivamente sarebbero 16 i ricorsi presentati da aziende e organizzazioni del settore, tra cui imprese farmaceutiche e associazioni industriali europee. Anche la Polonia avrebbe deferito la questione alla Corte di giustizia Ue.
La Commissione europea ha replicato che gli effetti economici della responsabilità estesa del produttore sono stati valutati nell’analisi d’impatto. Secondo Bruxelles, l’effetto sui prezzi dei farmaci e sui margini dell’industria dovrebbe restare marginale.
L’esecutivo europeo ha inoltre sottolineato che la direttiva lascia agli Stati membri margini di flessibilità nel calcolo dei contributi, con l’obiettivo di evitare ricadute su accessibilità e sostenibilità dei medicinali.
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