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29 Aprile 2026

Biotech, Ocse: Europa in ritardo su start-up e capitali. Servono regole più snelle

Secondo un’analisi Ocse l’Unione europea resta indietro rispetto agli Usa nello sviluppo di start-up biotech, brevetti e venture capital nonostante la forza della ricerca scientifica


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L’Unione europea continua a mostrare un ritardo rispetto ai principali concorrenti internazionali nello sviluppo di start-up biotech, nella capacità brevettuale e nell’accesso ai capitali di rischio, nonostante risultati solidi nella ricerca scientifica di base. È quanto emerge da un’analisi pubblicata dall’Ocse, che collega il tema anche al percorso del nuovo EU Biotech Act promosso dalla Commissione europea.

Secondo l’organizzazione internazionale, il settore delle biotecnologie può contribuire alla crescita economica, alla creazione di occupazione qualificata, allo sviluppo di terapie innovative e a soluzioni produttive più sostenibili. Proprio per questo Bruxelles ha avviato il Biotech Act, con una prima parte già presentata e una seconda attesa entro la fine del 2026, dedicata alle biotecnologie non sanitarie e alla bioeconomia.

Ricerca forte, ma poche imprese innovative

L’Ocse evidenzia come l’Europa mantenga un ruolo di primo piano nella ricerca scientifica di base. Nel 2022 l’Unione europea deteneva il 21% delle pubblicazioni più citate a livello globale nei campi della biologia, della ricerca biomedica e della medicina clinica, vicino agli Stati Uniti (22%) e alla Cina (24%).

Questa capacità scientifica, tuttavia, non si traduce in modo proporzionale nella nascita di nuove imprese. In base ai dati del database Ocse sulle start-up, negli ultimi vent’anni l’Ue ha generato in modo costante circa la metà delle start-up biotech create negli Usa. Il restringimento del divario osservato di recente, secondo l’analisi, dipenderebbe soprattutto da una contrazione statunitense più che da un’accelerazione europea.

Brevetti e venture capital: il gap con gli Usa

Un secondo punto critico riguarda la proprietà intellettuale. Tra il 2000 e il 2022 le start-up biotech europee hanno progressivamente perso terreno rispetto a quelle statunitensi nel deposito di brevetti. Il divario ha raggiunto il picco nel 2022, quando le start-up Usa hanno presentato quasi quattro volte più brevetti.

Anche sul fronte del finanziamento privato l’Europa appare in svantaggio. Secondo l’Ocse, gli Stati Uniti hanno superato con continuità l’Unione europea negli investimenti di venture capital nel biotech nell’ultimo decennio, con un massimo nel 2021, quando i finanziamenti statunitensi risultavano fino a dieci volte superiori.

Per l’organizzazione, il capitale di rischio è particolarmente importante in questo comparto, caratterizzato da cicli di sviluppo lunghi, costi iniziali elevati di ricerca e sviluppo e percorsi regolatori complessi.

Regole complesse e tempi lunghi

L’analisi dedica ampio spazio anche al quadro normativo europeo. Secondo l’Ocse, la regolazione biotech nell’Ue risulta complessa e frammentata, con sovrapposizioni tra livello comunitario e nazionale che aumentano l’incertezza per gli innovatori.

Tra gli esempi citati, il regolamento europeo sui fertilizzanti consentirebbe l’uso di ceppi microbici solo se non geneticamente modificati, limitando l’impiego di nuove soluzioni biotech rispetto ai fertilizzanti chimici tradizionali.

L’Ocse osserva inoltre che i processi autorizzativi europei sono più lenti rispetto ad altre giurisdizioni. Nel caso delle colture geneticamente modificate per alimenti e mangimi, l’approvazione può richiedere fino a sei anni nell’Ue, contro 1,8 anni negli Usa, un anno in Australia e cinque mesi in Canada.

Le proposte: sandbox e nuovi strumenti finanziari

Per ridurre il divario competitivo, l’organizzazione suggerisce strumenti di agile regulation, come sandbox regolatorie e percorsi sperimentali controllati che consentano test in condizioni reali, oltre a un confronto anticipato e strutturato tra innovatori e autorità competenti.

Sul piano finanziario vengono indicati meccanismi di condivisione del rischio, co-investimenti pubblici, garanzie e strumenti di blended finance per sostenere le fasi più costose di dimostrazione industriale e scale-up, dove il capitale privato è più difficile da attrarre.

Il giudizio sul Biotech Act

Secondo l’Ocse, il nuovo EU Biotech Act affronta diversi ostacoli già individuati. Tra le misure richiamate figurano sandbox regolatorie, consultazioni preliminari per orientare le imprese nei dossier autorizzativi, una designazione di progetti strategici per accelerare finanziamenti e autorizzazioni e un Health Biotechnology Investment Pilot da 10 miliardi di euro con la Banca europea per gli investimenti.

L’efficacia di queste iniziative, conclude l’analisi, dipenderà però dall’attuazione concreta e dalla capacità di rendere i percorsi più rapidi, semplici e accessibili alle start-up, trasformando l’eccellenza scientifica europea in attività industriale e innovazione sul mercato.

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