Mutilazioni genitali femminili
10 Febbraio 2026Servono investimenti stabili per raggiungere l’obiettivo di eliminazione entro il 2030

Nel 2026 circa 4,5 milioni di bambine, molte sotto i cinque anni, sono a rischio di subire mutilazioni genitali femminili (FGM). Oltre 230 milioni di donne e ragazze nel mondo convivono oggi con le conseguenze di questa pratica. È quanto si legge nella dichiarazione congiunta diffusa il 5 febbraio, in occasione della Giornata internazionale per la tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili, dai vertici di UNFPA, UNICEF, UN Women, Alto Commissariato ONU per i diritti umani, Organizzazione mondiale della sanità e UNESCO.
Le agenzie delle Nazioni Unite ribadiscono che le FGM rappresentano una violazione dei diritti umani e comportano gravi conseguenze per la salute fisica e mentale di bambine e donne, con complicanze a lungo termine. I costi sanitari associati sono stimati in circa 1,4 miliardi di dollari ogni anno.
Secondo il documento, negli ultimi trent’anni gli interventi di prevenzione hanno prodotto risultati: nei Paesi in cui la pratica è diffusa, quasi due terzi della popolazione sostiene oggi la sua eliminazione. Dal 1990 la quota di ragazze sottoposte a FGM è passata da una su due a una su tre, con metà dei progressi registrati nell’ultimo decennio.
Le agenzie sottolineano tuttavia che i risultati raggiunti sono a rischio a causa della riduzione dei finanziamenti internazionali nei settori salute, istruzione e protezione dell’infanzia. Senza risorse adeguate e prevedibili, avvertono, i programmi di prevenzione e i servizi di supporto alle sopravvissute potrebbero essere ridimensionati, compromettendo l’obiettivo fissato dall’Agenda 2030 di eliminare le FGM.
Nel testo si evidenzia inoltre che ogni dollaro investito nella prevenzione genera un ritorno stimato dieci volte superiore. Un investimento di 2,8 miliardi di dollari potrebbe prevenire 20 milioni di casi e produrre un ritorno economico di circa 28 miliardi.
Le Nazioni Unite richiamano infine la necessità di rafforzare interventi basati su educazione sanitaria, coinvolgimento di leader religiosi e comunitari, utilizzo dei media e sostegno alle sopravvissute attraverso servizi sanitari, supporto psicosociale e assistenza legale.
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