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24 Luglio 2025Mentre Washington minaccia di alzare le tariffe fino al 30% verso i Paesi che “non aprono i loro mercati”, Bruxelles risponde con fermezza: una lista di contromisure tariffarie da 93 miliardi di euro è pronta

Mentre Washington, per voce del presidente Donald Trump, minaccia di alzare le tariffe fino al 30% verso i Paesi che “non aprono i loro mercati”, Bruxelles risponde con fermezza: una lista di contromisure tariffarie da 93 miliardi di euro è pronta, e il voto decisivo dei Paesi membri arriverà nelle prossime ore. Secondo fonti diplomatiche europee, la Commissione UE ha unificato due elenchi precedenti di prodotti statunitensi – molti dei quali legati al settore farmaceutico, biotech e medicale – per prepararsi a uno scenario in cui il negoziato in corso fallisca. Il documento, che sarà discusso oggi in sede di Comitato Trade Barriers, non entrerà comunque in vigore prima del 7 agosto. L’obiettivo resta quello di trovare un accordo, ma l’Europa si prepara “a tutti gli esiti”, ha confermato il portavoce della Commissione per il Commercio, Olof Gill. “L’obiettivo principale dell’Ue è un’intesa negoziata”, ha dichiarato Gill, “ma nel frattempo rendiamo le nostre contromisure più chiare, semplici ed efficaci”.
Anche se l'elenco definitivo non è stato reso pubblico, indiscrezioni indicano che prodotti legati alla sanità – tra cui dispositivi diagnostici, strumenti chirurgici e alcune categorie di farmaci generici – potrebbero rientrare nella lista delle merci soggette a contro-dazi. Una mossa che, se attuata, rischierebbe di colpire non solo le multinazionali statunitensi del settore, ma anche gli approvvigionamenti sanitari nei Paesi europei. Oltre ai contro-dazi, l’Europa valuta anche l’attivazione dello strumento anti-coercizione (ACI), pensato per difendersi da pressioni economiche unilaterali. Fino ad ora, solo la Francia ha chiesto di utilizzarlo subito, ma – secondo fonti europee – una maggioranza qualificata di Stati membri sarebbe ora favorevole a questo passo se i toni statunitensi non si abbassassero. Nel frattempo, continuano gli sforzi diplomatici. Il commissario europeo Maros Šefčovič ha in programma un colloquio con il segretario al Commercio Usa Howard Lutnick, nel tentativo di trovare una mediazione che eviti l’escalation tariffaria.
Dall’altra parte dell’Atlantico, il presidente Trump ha ribadito la sua linea dura: “Abbasserò i dazi solo se un Paese accetta di aprire il suo mercato, altrimenti dazi molto alti”, ha scritto su Truth Social. L’accordo commerciale appena siglato con il Giappone – che secondo Trump garantirà l’accesso alle aziende statunitensi a un mercato “finalmente aperto” – sembra voler fare scuola, anche nei confronti dell’Europa. Secondo fonti UE, una tariffa base del 15% è attualmente l’ipotesi più concreta sul tavolo, con la possibilità di esenzioni mirate e l’applicazione della clausola della nazione più favorita (MFN). In cambio, Bruxelles potrebbe abbassare alcuni propri dazi su specifici prodotti sanitari o tecnologici.
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