salute mentale
18 Luglio 2025È questa la base della nuova roadmap “Transforming mental health through lived experience”, presentata il 30 giugno da WHO/Europe a un pubblico internazionale di quasi quattrocento persone

Una trasformazione concreta dei servizi di salute mentale passa dalla valorizzazione dell’esperienza diretta di chi ha vissuto o vive un disagio psichico. È questa la base della nuova roadmap “Transforming mental health through lived experience”, presentata il 30 giugno da WHO/Europe a un pubblico internazionale di quasi quattrocento persone.
Il documento, primo nel suo genere per ampiezza e approccio, è stato co-progettato da persone con esperienza vissuta, dai loro familiari, da Mental Health Europe e dal Dipartimento della Salute e dal Health Service Executive dell’Irlanda. L’obiettivo è fornire ai Paesi un modello operativo per integrare in modo sistematico queste competenze nei servizi, nelle politiche e nelle comunità.
Secondo Michael Ryan, responsabile dell’Engagement e Recovery per la salute mentale presso il Health Service Executive irlandese e presidente del gruppo di lavoro, l’esperienza vissuta rappresenta una forma di conoscenza unica, complementare a quella clinica, sociale o politica. “È un sapere essenziale per costruire sistemi sanitari in grado di offrire reali opportunità di recupero e autodeterminazione”, ha affermato Ryan.
I lived experience practitioners possono assumere ruoli diversi: supportano altri utenti nel percorso di cura, contribuiscono alla progettazione dei servizi, valutano l’efficacia delle politiche. La loro presenza, al fianco di professionisti e decisori, è ritenuta fondamentale per costruire sistemi orientati al recupero e centrati sulla persona.
La roadmap individua sei azioni prioritarie per favorire l’integrazione dell’esperienza vissuta:
Le azioni sono il risultato di un’analisi delle evidenze, di casi concreti e del contributo di esperti con esperienza diretta, professionisti sanitari, accademici e policy-maker di 29 Paesi europei.
Secondo i dati raccolti da WHO/Europe, l’86% dei Paesi dichiara di includere l’esperienza vissuta nelle politiche per la salute mentale. Tuttavia, in molti casi si tratta di consultazioni sporadiche o simboliche. La roadmap intende superare questo approccio, promuovendo ruoli professionali retribuiti e riconosciuti.
Flóris Balta, esperto ungherese con esperienza vissuta e membro del gruppo di lavoro, ha sottolineato la mancanza di leadership tra pari e di una cultura organizzativa realmente inclusiva: “Ci sono servizi di psichiatria di comunità che non lavorano affatto con esperti con esperienza vissuta. Anche quando i decisori dialogano con gli enti gestori, raramente questi esperti partecipano in modo significativo”.
Una delle forze del documento risiede proprio nel suo processo di costruzione condiviso. La task force è stata guidata da Michael Ryan insieme a Catherine Brogan, ex presidente di Mental Health Europe e attuale CEO dell’organizzazione irlandese Suicide or Survive. “La co-creazione prevede il coinvolgimento di tutti gli attori – utenti, familiari, enti del terzo settore, operatori, policy-maker – fin dall’inizio. È questo che dà forza e legittimità al cambiamento”, ha spiegato Brogan.
Durante l’evento di lancio, organizzato nell’ambito della serie di webinar “Enough waiting: Reshaping mental health care”, sono emerse anche le criticità: resistenze culturali da parte del personale, carenze di finanziamenti strutturali, assenza di percorsi professionali definiti. Il documento affronta ciascuna di queste barriere.
Attraverso l’accordo tra WHO/Europe e la Commissione europea (“Addressing mental health challenges in the European Union, Iceland and Norway”), i Paesi riceveranno supporto operativo per l’attuazione della roadmap. Il piano verrà sperimentato nei prossimi mesi in una selezione di Stati pilota.
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