Dispositivi medici
23 Giugno 2025La Commissione europea ha deciso di escludere le aziende cinesi dalla partecipazione agli appalti pubblici nell’Unione per la fornitura di dispositivi medici di valore superiore ai 5 milioni di euro. Una misura adottata in risposta alla politica restrittiva della Cina

La Commissione europea ha deciso di escludere le aziende cinesi dalla partecipazione agli appalti pubblici nell’Unione per la fornitura di dispositivi medici di valore superiore ai 5 milioni di euro. Una misura adottata in risposta alla politica restrittiva della Cina nei confronti dei dispositivi medicali europei, che secondo Bruxelles limita l’accesso delle imprese comunitarie al mercato cinese.
La decisione è il risultato della prima indagine condotta nell’ambito del nuovo Strumento per gli appalti internazionali (IPI) e prevede che non più del 50% degli input dei prodotti offerti in gare pubbliche nell’UE possa provenire dalla Cina. Si tratta, sottolinea la Commissione, di un provvedimento "proporzionato" agli ostacoli imposti da Pechino e pensato per preservare la disponibilità di dispositivi medici necessari nei sistemi sanitari europei.
Sono previste eccezioni, nel caso in cui non esistano fornitori alternativi in grado di garantire i livelli di approvvigionamento richiesti. La misura – assicura l’esecutivo europeo – è in linea con gli obblighi dell’UE a livello internazionale, compresi quelli assunti in seno alla Organizzazione mondiale del commercio (WTO), dal momento che la Cina non è soggetta ad accordi vincolanti con l’UE in materia di appalti pubblici.
“La nostra decisione – spiega la Commissione – ha l’obiettivo di incentivare la Cina a rimuovere le barriere discriminatorie nei confronti delle imprese europee e a garantire alle aziende dell’UE lo stesso trattamento aperto che l’Unione offre ai produttori cinesi”.
Con questa mossa, Bruxelles lancia un chiaro segnale a tutela dell’industria europea dei dispositivi medici, chiedendo reciprocità negli scambi commerciali anche in un settore strategico per la salute pubblica.
Conflavoro PMI Sanità ha espresso “profonda preoccupazione”, definendo il provvedimento “una scelta grave e potenzialmente devastante” per l’intero sistema sanitario europeo.
“Questa misura – avverte l’associazione – rischia di produrre conseguenze gravissime sull'ecosistema della salute. Se la Cina può contare su una produzione interna abbondante, molti Paesi dell’UE dipendono da forniture importate, in particolare per tecnologie mediche avanzate e a basso costo”.
Secondo Conflavoro, la decisione finirebbe per favorire l’industria statunitense a scapito delle piccole e medie imprese europee, che attualmente svolgono un ruolo chiave nella distribuzione di dispositivi salvavita, molti dei quali di provenienza extra-UE.
“Limitare l’accesso al mercato di fornitori cinesi – si legge in una nota – significa tagliare fuori una parte rilevante dell’offerta, generando aumenti di costo, carenze di dispositivi e ritardi nelle cure”.
Secondo il presidente dell’associazione, Gennaro Broya de Luci
“bloccare interi canali di approvvigionamento senza una reale strategia alternativa è una scelta miope e pericolosa. L’Europa che chiede reciprocità deve anche garantire equilibrio e responsabilità. In caso contrario, il rischio è quello di compromettere la sostenibilità dell’intero sistema sanitario”.
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