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27 Gennaio 2025

Oms al lavoro per tagliare le spese. Trump: potrei considerare di rientrare.

Gli Stati Uniti dovrebbero lasciare l'Oms il 22 gennaio 2026 e sono di gran lunga il più grande finanziatore dell'Organizzazione mondiale della sanità. L'Oms ha dichiarato che sta rivedendo le sue priorità in vista del ritiro del suo principale donatore


oms  simbolo

Mentre Donald Trump ha annunciato a Las Vegas che potrebbe prendere in considerazione l'idea di rientrare nell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), pochi giorni dopo aver ordinato l'uscita degli Stati Uniti dall'agenzia sanitaria globale. L'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che sta rivedendo le sue priorità in vista del ritiro del suo principale donatore

Gli Stati Uniti dovrebbero lasciare l'Oms il 22 gennaio 2026 e sono di gran lunga il più grande finanziatore dell'Organizzazione mondiale della sanità, contribuendo a circa il 18% del suo finanziamento complessivo. Il bilancio biennale più recente dell'Oms, per il 2024-2025, è stato di 6,8 miliardi di dollari Trump ha detto alla folla di Las Vegas di non essere contento del fatto che gli Stati Uniti paghino all'Oms più soldi della Cina, che ha una popolazione molto più numerosa. 

L'agenzia, nel frattempo, sta "congelando le assunzioni, tranne che nelle aree più critiche", e sta riducendo drasticamente le spese di viaggio, ha comunicato il capo dell'organizzazione, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in una lettera inviata allo staff giovedì e visionata dall'Afp venerdì.
"Tutte le riunioni devono essere completamente virtuali per impostazione predefinita, a meno che non venga richiesta e concessa un'approvazione eccezionale", ha scritto il Dg, aggiungendo che le missioni di supporto tecnico dovrebbero essere limitate allo stretto necessario. 

L’annuncio del presidente Trump, ha evidenziato il Dg Tedros “ha reso la nostra situazione finanziaria più acuta e sappiamo che ha creato notevole preoccupazione e incertezza per la forza lavoro dell'Oms". "Stiamo esaminando - ha aggiunto - a quali attività dare priorità con una dotazione di risorse ridotta".
Il Dg ha spiegato che l'agenzia sanitaria delle Nazioni Unite spera che la nuova amministrazione riconsideri la sua decisione, sottolineando che è aperta al dialogo per preservare le relazioni.

Anche il portavoce dell'Oms, Christian Lindmeier, ha evidenziato come questa decisione degli Usa sia "una preoccupazione per la salute globale, molto più per la salute globale che per la sola Oms", ha detto ai giornalisti a Ginevra, rimarcando anche che l'agenzia "fornisce informazioni cruciali agli Stati Uniti" e ad altri Stati membri "su epidemie e minacce sanitarie emergenti. L'Oms protegge gli Stati Uniti con un sofisticato sistema di intelligence sanitaria che lavora per rilevare, caratterizzare e valutare le minacce in tempo reale". Il portavoce ha citato in particolare l'epidemia di influenza aviaria (H5N1), che ha contagiato persone e causato la morte di un paziente negli Stati Uniti, aggiungendo che già erano state sollevate preoccupazioni riguardo alla possibile mancata condivisione di dati importanti.

Lindmeier ha sottolineato che l'Oms è "in costante contatto con gli Stati membri" su questioni sanitarie, comprese le epidemie. "Se ciò tacesse da parte degli Stati Uniti, sarebbe un problema". Sul fronte economico, ovviamente, il ritiro degli Stati Uniti assesterebbe anche un duro colpo al bilancio dell'Oms e alle sue operazioni. Il portavoce Oms ha osservato che Washington deve ancora pagare i circa 130 milioni di dollari di quota associativa - i contributi valutati - dovuti per il 2024, come pure i 130 milioni di dollari dovuti per il 2025, "che sarebbero dovuti ora".

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