Europa
05 Ottobre 2022La pubblicità promozionale dei servizi e dei prodotti sanitari è vietata dalla legge quando inganna o suggestiona i pazienti
La pubblicità promozionale dei servizi e dei prodotti sanitari è vietata dalla legge quando inganna o suggestiona i pazienti e al contempo calpesta la dignità professionale dei medici, come previsto dalla legge italiana (il comma 525 della L. 145 del 2018). Lo sottolinea l'Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Milano (Omceomi) plaudendo al recente intervento del Commissario Europeo al mercato interno, Thierry Breton, che mette la parola fine ai numerosi tentativi di smontare la legge italiana con la scusa della presunta violazione delle normative europee sul libero mercato, sottolinea Omceomi.
"In Italia - spiega il presidente Omceomi Roberto Carlo Rossi - periodicamente assistiamo a tentativi di smontare il comma 525. In realtà, la normativa italiana non lede il diritto alla concorrenza, né vieta la pubblicità sanitaria, ma pone limiti ben precisi alla pubblicità propagandistica, irrealistica e suggestiva", sottolinea Rossi. "Periodicamente - prosegue Andrea Senna, Vicepresidente Omceomi - ci ritroviamo di fronte a emendamenti che cercano di eliminare il divieto introdotto per evitare che il cittadino/paziente venga condizionato nella sua
libera e ragionata scelta su ciò che è bene per la sua salute dalle logiche del libero mercato senza regole. Soprattutto in campo odontoiatrico - prosegue Senna - prima che entrasse in vigore la legge abbiamo assistito a pubblicità improprie che proponevano messaggi commerciali stile discount, con sconti sulle prestazioni e offerte 3 x 2". Nel dettaglio, spiega Omceomi, Breton ha fissato i paletti delle legislazioni dei singoli Stati in materia di pubblicità promozionale: "la legislazione nazionale che vieta la pubblicità propagandistica, irrealistica e suggestiva in campo sanitario, autorizzando al contempo quella informativa, è compatibile con il diritto comunitario". È importante, spiega Omceomi, anche il passaggio in cui Breton ricorda che "la pubblicità promozionale di prodotti sanitari, che inganna i pazienti promuovendo trattamenti non adatti e o non necessari, può mettere a rischio la protezione della salute e compromettere la dignità dei professionisti sanitari, obiettivi questi ultimi di pubblico interesse".
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