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Pharma

24 Ottobre 2022

Ricerca, big data e regulatory, ecco i tre ambiti dove l’Italia deve investire

La ricerca farmacologica a livello globale cresce soprattutto nel settore innovazione. Ma per permettersi terapie innovative i sistemi sanitari hanno bisogno di investimenti, privati e pubblici, su tre versanti: in ricerca, per l’acquisto di principi salvavita sempre più costosi e per la gestione corretta, e “digitalizzata”, dei pazienti: le ricette per l'Italia


La ricerca farmacologica a livello globale cresce soprattutto nel settore innovazione. Ma per permettersi terapie innovative i sistemi sanitari hanno bisogno di investimenti, privati e pubblici, su tre versanti: in ricerca, per l’acquisto di principi salvavita sempre più costosi e per la gestione corretta, e “digitalizzata”, dei pazienti. Dal punto di vista delle disponibilità, complice la crisi energetica, l’Italia sembra vivere una fase di rallentamento. Lato ricerca, «nel mondo ci sono 80 farmaci innovativi in rampa di lancio e 10.000 in fase di sviluppo. E sono tutte terapie personalizzate, per buona parte di ambito oncologico. Ma di fronte a questi enormi progressi scientifici in Italia siamo vittima di una vecchia mentalità, si parla ancora in termini ragionieristici, si discute di tetti di spesa, di silos, concetti che risalgono a decenni fa», dice a “Farmacista Più” Massimo Scaccabarozzi già presidente Farmindustria. L’occasione è un simposio sul futuro prossimo degli scenari farmaceutici, ospiti pure Luca Pani, già DG Agenzia del Farmaco, oggi docente alle Università di Miami e di Modena Reggio Emilia, e Giovanni Monti Vice President Healthcare Services di Walgreens Boots Alliance nonché Visiting Senior Fellow London School of Economics.

Anche il resto d’Europa arranca, e fatica a recepire subito esempi come quello degli Stati Uniti, dove le politiche regolatorie sono più agili. Luca Pani ricorda come durante il primo picco di Covid la Food & Drug Administration, agganciandosi ad un investimento da 10 miliardi di dollari dell’amministrazione Trump e alla coincidenza straordinaria che gli sviluppatori dei vaccini Pfizer e Moderna provenissero dagli attivissimi laboratori di ricerca guidati da Anthony Fauci, abbia consentito di ottenere il vaccino e far partire le campagne d’immunizzazione nel mondo in 10 mesi grazie ad uno scambio di grandi masse di informazioni. «In Europa e in Italia le cose si muovono molto più lentamente. Nel nostro Paese, ad esempio, si sono destinati appena 80 milioni di euro per lo sviluppo di un vaccino nazionale». Sempre negli Usa, testimonia Monti ,«la farmacia è già diventata un nodo centrale della rete necessaria a fare ricerca. Le stesse retail clinic che si stanno diffondendo negli Stati Uniti con marchio Walgreens servono a favorire un migliore accesso dei cittadini alle prestazioni sanitarie». Se il servizio sanitario italiano producesse dati sanitari organizzati, oltre che informazioni amministrative, i nostri orizzonti di ricerca potrebbero cambiare.

L’opportunità per noi si chiama Fascicolo sanitario elettronico, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per 1,3 miliardi: un ambito interconnesso alla telemedicina, ed in cui tra l’altro si aprono opportunità per l’alimentazione dei documenti sanitari del paziente direttamente in farmacia. «Per abbattere i sylos in cui oggi operano i vari operatori della sanità serve un finanziamento mirato», tira le somme dell’incontro il vicepresidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Luigi D’Ambrosio Lettieri. «In particolare, per agevolare i team multiprofessionali composti da infermieri, farmacie, medici coinvolti nella presa in carico dei pazienti sul territorio più ancora che tetti e strutture serve la digitalizzazione. E la scommessa per l’Italia è proprio il fascicolo».

TAG: FAMACEUTICA, RICERCA

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