sanità
16 Gennaio 2024 La lettura dei dati sanitari attraverso l’intelligenza artificiale può essere la soluzione a molte sfide, a cominciare dalla gestione dei pazienti cronici o degli anziani. Per essere utile, l’intelligenza artificiale deve integrarsi con il Servizio sanitario nazionale ma l’attenzione sulla protezione dei dati deve mantenersi alta
La lettura dei dati sanitari attraverso l’intelligenza artificiale può essere la soluzione a molte sfide, a cominciare dalla gestione dei pazienti cronici o degli anziani. Ma l’utilizzo non è privo di rischi e necessita di una attenta regolamentazione. Il tema è stato affrontato durante il convegno che si è svolto al ministero della Salute, dal titolo “Digital health by design. Dati e intelligenza artificiale”, promosso e organizzato dall’associazione Culture. “La digitalizzazione e l'intelligenza artificiale - ha affermato il ministro Orazio Schillaci, nel messaggio letto in apertura dell’evento - rivestono un ruolo fondamentale anche nel sistema di raccolta e analisi dei dati, strategici per una programmazione sanitaria efficace, la promozione della ricerca e la prevenzione delle malattie. In questo contesto, è essenziale collaborare tra istituzioni per definire nuovi modelli di servizio e stabilire linee guida chiare nell'utilizzo dei dati sanitari e nella progettazione di algoritmi di intelligenza artificiale”.
Investimento in telemedicina
Il sistema che si sta allestendo per avviare la piattaforma di telemedicina nazionale è imponente. “Unico al mondo”, ha commentato Domenico Mantoan, direttore generale dell’Agenas, durante il confronto che ha coinvolto istituzioni e imprese del settore. “Siamo pronti a identificare il soggetto che ci aiuti a costruire gli algoritmi di intelligenza artificiale che permettano al medico di medicina generale di curare meglio i propri pazienti. Ci sono però dei problemi normativi”. In particolare, “C’è bisogno - ha ribadito - di un intervento normativo che ci permetta di concludere l’investimento”. Il direttore inoltre ha ricordato di aver sospeso recentemente una gara pubblica per l’uso dell’intelligenza artificiale nella piattaforma di telemedicina dopo la comunicazione, ricevuta dal Garante per la protezione dei dati, che osserva la mancanza di una legge ad hoc in Italia sull’intelligenza artificiale. “L’intelligenza artificiale e la telemedicina sono investimenti prioritari”, ha affermato Mantoan, auspicando una collaborazione fra le istituzioni.
Strumenti da guidare
Chi ribadisce come le intelligenze artificiali siano solo uno strumento è mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita. “Se uno strumento - ha osservato - diventa il padrone della vita, ci troviamo di fronte a una distorsione. È importante che chi ha costruito lo strumento non perda la guida, altrimenti cadremo nella tecnocrazia oppure, riguardo agli algoritmi, nell’algocrazia, mentre noi promuoviamo l’algoretica affinché sia presente in tutti i momenti in cui si costruisce lo strumento. La relazione umana è cruciale - sottolinea -, non possiamo saltarla. La macchina è senza cuore e pure senza cervello. La macchina non ha emozioni, non trasmette la ricchezza e la complessità del corpo umano in tutta la sua relazionalità”. “Gli strumenti tecnologici sono potentissimi - ha concluso - ma non possono prendere la relazione dei sentimenti che sono proprio dell’umano”.
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