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18 Marzo 2026Il report evidenzia disuguaglianze nell’accesso alla sanità digitale e indica interventi su regolazione, implementazione e valutazione

Le disuguaglianze nell’accesso ai servizi e alle tecnologie di sanità digitale persistono in Europa e rischiano di ampliarsi con la diffusione di soluzioni basate su dati e intelligenza artificiale. È quanto emerge da una scoping review condotta da Oms Europa e Public Health Wales, basata su 154 studi internazionali pubblicati tra il 2015 e il 2024.
L’analisi rileva che le persone con maggiori bisogni di salute e con barriere linguistiche incontrano ancora difficoltà nell’utilizzo dei servizi digitali, soprattutto per accesso limitato alle infrastrutture, bassa alfabetizzazione digitale e scarsa adattabilità dei servizi a bisogni diversificati. Le criticità riguardano in particolare anziani, persone con disabilità, migranti e gruppi socio-economicamente svantaggiati.
Il report evidenzia inoltre disuguaglianze nelle infrastrutture digitali tra territori, che rischiano di tradursi in un accesso non uniforme all’innovazione. Sebbene il tema dell’equità sia sempre più presente nelle strategie di sanità digitale, la sua integrazione resta spesso limitata a principi generali, senza standard operativi né strumenti di monitoraggio.
«Uno degli obiettivi principali di questa revisione era capire cosa determina le disuguaglianze nella sanità digitale e come l’equità venga integrata nei processi di regolazione, implementazione e valutazione», ha dichiarato Natasha Azzopardi-Muscat, direttrice dei sistemi sanitari di Oms Europa. «L’equità non può essere raggiunta con azioni isolate, ma richiede un approccio sistemico coordinato».
Secondo il report, i principali quadri regolatori in Europa e negli Stati Uniti si concentrano su privacy, sicurezza e responsabilità, ma raramente coinvolgono gruppi vulnerabili nei processi decisionali su progettazione e governance dei servizi digitali. Inoltre, l’attenzione ai bias è prevalentemente limitata a etnia e genere, mentre risultano meno considerati fattori come lingua, reddito, area geografica e disabilità.
«Se una persona che vive in un’area rurale non può accedere a una televisita perché manca una connessione adeguata, l’innovazione non sta raggiungendo chi ne ha più bisogno», ha spiegato David Novillo Ortiz, responsabile regionale per dati, intelligenza artificiale e sanità digitale di WHO/Europe.
Le criticità riguardano anche la valutazione delle tecnologie: i framework disponibili sono frammentati e raramente verificano se le soluzioni digitali rispondano ai bisogni delle popolazioni più svantaggiate. In particolare, per le tecnologie basate su intelligenza artificiale non sono ancora standardizzati controlli su equità, bias e fairness.
«La sanità digitale può migliorare gli esiti di salute solo se l’equità è integrata in tutte le fasi», ha sottolineato Alisha Davies, Deputy Director for Research, Data and Digital di Public Health Wales. «Serve un approccio socio-tecnico e un modello di progettazione che includa l’equità fin dall’inizio».
Il report indica alcune direttrici operative per ridurre le disuguaglianze: approccio sistemico alla trasformazione digitale, rafforzamento della governance e della regolazione, finanziamenti equi e sviluppo delle competenze. L’obiettivo è garantire che i sistemi digitali producano benefici distribuiti in modo uniforme nella popolazione.
L’equità nella sanità digitale resta una priorità per Oms nell’ambito del Piano d’azione regionale 2023–2030 e della Strategia globale sulla sanità digitale 2020–2025.
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