Medicina di genere
02 Aprile 2026La SIF pubblica un position paper: la mancata integrazione della variabile sesso nella ricerca preclinica può compromettere efficacia e sicurezza dei farmaci

La mancata integrazione della variabile sesso nella ricerca preclinica può compromettere efficacia e sicurezza dei farmaci. È quanto segnala la Società Italiana di Farmacologia (SIF) in un position paper pubblicato su European Journal of Pharmacology.
Il documento evidenzia come molti studi preclinici continuino a essere condotti prevalentemente su modelli maschili, a partire dagli animali da laboratorio, nonostante le linee guida nazionali e internazionali raccomandino da tempo di considerare il sesso come variabile biologica fondamentale.
Secondo la SIF, questa impostazione può generare uno squilibrio nella conoscenza scientifica e tradursi in terapie meno appropriate e in un aumento del rischio di effetti avversi, in particolare nelle donne. L’uso di modelli di un solo sesso, spesso giustificato dalla necessità di ridurre la variabilità sperimentale, limita infatti la comprensione dei meccanismi biologici e della risposta ai farmaci.
Le differenze tra maschi e femmine influenzano in modo significativo farmacocinetica, farmacodinamica, efficacia e sicurezza dei trattamenti. Ignorare questi aspetti nelle fasi iniziali della ricerca, sottolinea il position paper, significa costruire basi conoscitive incomplete con possibili ricadute sull’intero percorso di sviluppo dei farmaci.
“Non considerare il sesso come variabile biologica nella ricerca preclinica significa partire da presupposti incompleti”, affermano Flavia Franconi, presidente onorario della SIF, e Luigia Trabace, coordinatrice del Gruppo di lavoro in Farmacologia e Tossicologia di Genere. “È necessario superare pratiche ancora diffuse, come l’uso prevalente di animali di un solo sesso e di cellule senza sesso”.
Il documento richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di una formazione specifica dei ricercatori nell’ambito della farmacologia di genere e segnala che anche l’interazione tra ricercatore e modello sperimentale può essere influenzata dal sesso.
“L’inclusione del sesso negli studi preclinici non è un elemento accessorio, ma una condizione indispensabile per produrre conoscenze scientifiche solide e trasferibili”, sottolinea Ilaria Campesi, corresponding author del lavoro. “Integrare sistematicamente il sesso già nelle fasi iniziali della ricerca è fondamentale per comprendere i meccanismi d’azione dei farmaci, migliorare l’efficacia delle cure e ridurre il rischio di effetti avversi”.
Il position paper propone raccomandazioni per integrare in modo sistematico sesso e genere nei protocolli sperimentali, con l’obiettivo di migliorare qualità, affidabilità e sicurezza della ricerca farmacologica.
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