Immunoterapia
27 Novembre 2024L'immunoterapia è diventata in pochi anni un pilastro delle cure anti-cancro. In Italia il 70% dei centri oncologici ha avviato al trattamento più di 50 pazienti ciascuno, il 30% oltre 100. Solo 1 su 5, però, è adeguatamente preparato ai possibili effetti collaterali

L'immunoterapia è diventata in pochi anni un pilastro delle cure anti-cancro. In Italia il 70% dei centri oncologici ha avviato al trattamento più di 50 pazienti ciascuno, il 30% oltre 100. Solo 1 su 5, però, è adeguatamente preparato ai possibili effetti collaterali di queste terapie: soltanto nel 20% delle strutture sono stati istituiti gruppi di lavoro multiprofessionali realmente strutturati per la gestione delle tossicità che possono essere piuttosto frequenti nei pazienti sottoposti a immunoterapia. È il quadro che emerge da un'indagine con cui Cipomo, il Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri, ha voluto scattare un'istantanea sulle cure immunoterapiche in 109 strutture complesse di Oncologia distribuite lungo la Penisola, coinvolgendo 150 professionisti apicali. I dati sono stati illustrati nella quarta edizione del Cipomo Day, meeting virtuale che ha appena chiuso i suoi lavori. Nell'occasione è stato anche presentato ai medici di medicina generale un vademecum per il riconoscimento e la gestione delle tossicità immunocorrelate.
"L'immunoterapia è la grande novità terapeutica dell'ultimo decennio - afferma Luisa Fioretto, presidente Cipomo e direttore Dipartimento oncologico e Soc Oncologia medica, Azienda Usl Toscana Centro - Ma come succede nelle svolte epocali, si sono aperte nuove sfide che il sistema è chiamato a gestire: dall'informazione per il paziente e i caregiver su meccanismo di azione, risultati e possibili effetti collaterali, al coinvolgimento multiprofessionale di specialisti interessati nel percorso di cura e di personale infermieristico, fino alle modifiche organizzative conseguenti alla prevalenza dei pazienti in trattamento e alla necessità di creare percorsi dedicati alla tossicità o alle urgenze legate all'immunoterapia. Ecco il motivo di questa indagine". Da cui risulta appunto che 7 strutture di Oncologia su 10 hanno iniziato l'immunoterapia su oltre 50 pazienti, per il trattamento di diverse neoplasie: cancro al polmone (25%), tumori genitourinari (17%), cutanei (16%), ginecologici (2%).
Con l'arrivo di nuove formulazioni di immunoterapia, gli esperti si aspettano un cambiamento organizzativo favorevole, che andrà a impattare anche sulla sostenibilità economica delle cure. "Nuove vie di somministrazione dei trattamenti immunoterapici, come quella sottocutanea, possono favorire un'oncologia del territorio - osserva Sandro Barni, primario emerito di Oncologia, Ospedale di Treviglio (Bergamo) e consigliere nazionale Cipomo - Il 75% degli oncologi intervistati nell'ambito della nostra indagine ha affermato che questo cambiamento è abbastanza o molto impattante da un punto di vista organizzativo. L'87% degli specialisti, inoltre, ritiene importante l'educazione dei pazienti e dei caregiver come un ulteriore elemento di sicurezza e qualità, specialmente nel saper intercettare precocemente l'insorgenza di effetti collaterali legati all'immunoterapia. In questo svolge ruolo importante il personale infermieristico".
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