Medicina
21 Giugno 2024L'HIV non è più una condanna. Oggi, grazie ai progressi nella ricerca e alle nuove terapie, le persone con HIV possono vivere una vita normale. La chiave per garantire che la carica virale rimanga soppressa è, però, l’aderenza alla terapia
L'HIV non è più una condanna. Oggi, grazie ai progressi nella ricerca e alle nuove terapie, le persone con HIV possono vivere una vita normale. La chiave per garantire che la carica virale rimanga soppressa è, però, l’aderenza alla terapia. Tuttavia, seguire a vita una cura può essere difficile, anche per questo è importante parlarne. Da qui nasce “HIV. Parliamone ancora!”, la nuova iniziativa della campagna lanciata lo scorso novembre “HIV. Ne parliamo?” promossa da Gilead Sciences, con il patrocinio di 16 Associazioni di pazienti, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e l’Italian Conference on AIDS and Antiviral Research (ICAR). In occasione del Congresso ICAR a Roma sono stati presentati i nuovi materiali informativi per migliorare il dialogo tra medici e persone con HIV e un podcast. Il primo della serie “A Voce Alta Dialoghi sull'HIV” affronta il tema dell'aderenza e delle resistenze. Realizzato da OnePodcast in collaborazione con Gilead Sciences, è disponibile su tutte le piattaforme dal 20 giugno.
Grazie alle terapie antiretrovirali, il rischio di trasmissione del virus è azzerato: il concetto è noto come U=U (undetectable=untransmittable). Una verità scientifica che ha rivoluzionato la gestione dell'HIV, dando un mezzo potente per combattere lo stigma associato al virus, ha spiegato Valeria Calvino di Anlaids ETS a margine dell’evento. “Purtroppo ancora non abbiamo la cura definitiva, ma le terapie permettono alle persone che vivono con HIV di avere un'aspettativa e una qualità di vita comparabile a chi l'HIV non ce l'ha. Tuttavia, prosegue Calvino persiste ancora lo stigma, ovvero quella narrazione popolare secondo cui chi ha l'HIV è una persona che ha fatto qualcosa di sbagliato e questo purtroppo è difficile da scardinare. Importanti studi scientifici hanno dimostrato come una persona HIV positiva in terapia, nel giro di un paio di mesi da quando inizia la terapia, raggiunge la non rilevabilità della carica virale, vuol dire che il virus non si riproduce più all'interno dell’organismo. Questa evidenza scientifica è importante che venga conosciuta”. Sull’importanza della diagnosi, infine, sottolinea la necessità di accedere al test. “Più del 50 % delle nuove diagnosi del 2022, come ha riportato l'Istituto Superiore di Sanità, erano persone che hanno scoperto di avere l'HIV solo perché hanno sviluppato dei sintomi”, conclude.
Solo con l’aderenza alla terapia è possibile mantenere la carica virale soppressa. Se la terapia non è seguita correttamente, il virus può replicarsi e sviluppare mutazioni resistenti ai farmaci sottolinea Simone Lanini, Professore Associato in Malattie Infettive all'Università degli Studi di Udine, a margine dell’evento. La resistenza ai farmaci, infatti, limita le opzioni terapeutiche disponibili e complica la gestione dell'infezione. “Le terapie di oggi prosegue sono molto semplici da assumere, estremamente efficaci e ben tollerate. Per la stragrande maggioranza dei pazienti, con una sola pasticca al giorno è possibile contrastare gli effetti del virus”. Per quanto riguarda il futuro delle terapie: “ci attendono nuovi farmaci per i pazienti che sono diventati resistenti e quindi hanno meno opportunità terapeutica. Inoltre sono in arrivo terapie nuove che potranno essere prese non più tutti i giorni, ma dilazionate nel tempo e sempre più efficaci”. Oggi grazie alla ricerca è possibile avere anche una gravidanza in tutta sicurezza. “Il concetto di U=U è un concetto molto importante afferma lo specialista perché significa che il paziente che è ben trattato e assume correttamente la terapia, non ha nessun tipo di restrizioni in ogni ambito della vita, inclusa la gravidanza.”
Gemma Saccomanni, Senior Director Public Affairs di Gilead Sciences, sottolinea l'importanza di promuovere la conoscenza e il dialogo tra medici e pazienti. “HIV. Ne parliamo?” mira a migliorare la qualità della vita dei pazienti attraverso una corretta informazione e un maggior dialogo. “Gilead è nata nel 1987 quando di HIV, anzi di AIDS, si moriva per le strade di San Francisco. Il nostro impegno per combattere questa epidemia nasce molti anni fa e abbiamo trasformato questa infezione da malattia mortale a un'infezione cronica”. Anche le terapie sono cambiate, oggi è necessaria un'unica pillola. “In passato era necessario assumerne almeno 30 al giorno, questa è stata la più grande trasformazione iniziale”, racconta. “Ovviamente l'HIV non è sconfitto, ma sono in arrivo nuovi farmaci che vanno sempre più verso un diradamento dell’assunzione anche di due volte all'anno. Per noi l'obiettivo finale resta e resterà comunque la cura”. Tuttavia, nonostante i progressi scientifici, lo stigma associato all'HIV persiste. “Purtroppo di HIV non si parla abbastanza in Italia”, sottolinea Saccomanni. “Gli stessi pazienti non sono loquaci con i propri medici, non chiedono abbastanza informazioni rispetto alla loro salute”. Infine, per quanto riguarda la prevenzione, “spesso soprattutto i ragazzi più giovani sottovalutano il pericolo di contrarre l'HIV ed è per questa ragione che ancora in Italia ogni anno abbiamo circa 2 mila nuove diagnosi”. Come ricorda il titolo della campagna, è fondamentale parlarne ancora.
Sofia Gorgoni
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