Sono oltre 278 mila le Disposizioni anticipate di trattamento censite dai Comuni. L'Associazione Luca Coscioni denuncia la mancanza di informazione istituzionale e il ritardo di migliaia di amministrazioni nella trasmissione dei dati

Cresce in Italia il ricorso al testamento biologico, ma persistono profonde differenze territoriali e carenze informative. A fine 2025 risultano infatti almeno 278.329 Disposizioni anticipate di trattamento (DAT) depositate nei Comuni italiani che hanno fornito dati all'Osservatorio DAT dell'Associazione Luca Coscioni. Un numero destinato a essere sottostimato, poiché mancano all'appello migliaia di amministrazioni e non sono disponibili dati pubblici relativi alle DAT depositate presso notai, strutture sanitarie e uffici consolari. Il quadro emerge da un'indagine realizzata dall'Associazione Luca Coscioni attraverso un accesso agli atti generalizzato rivolto ai 7.677 Comuni italiani, in assenza della prevista relazione ministeriale sullo stato di attuazione della legge sul biotestamento. Analizzando i 4.822 Comuni che hanno comunicato i dati sia nel 2023 sia nel 2025, le DAT depositate dal gennaio 2018 risultano 228.151, con una crescita del 18,2% rispetto a due anni fa. Considerando anche i Comuni che non hanno aggiornato i dati nel 2025 ma avevano risposto alle precedenti rilevazioni, il totale sale a oltre 278 mila dichiarazioni.
"Oggi nel nostro Paese si registra in media una DAT ogni 166 abitanti, contro una ogni 191 abitanti rilevata nel 2023", sottolinea il report. Per Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, l'aumento delle DAT rappresenta un segnale di maggiore consapevolezza dei cittadini. "Senza il diritto alla conoscenza, gli altri diritti restano solo sulla carta. Da sette anni il popolo italiano è tenuto all'oscuro del diritto, che esiste, a scegliere le modalità del proprio fine vita", affermano. Secondo i promotori dell'indagine, la diffusione dello strumento continua a dipendere soprattutto dall'attività di associazioni e singoli cittadini, in assenza di campagne informative istituzionali. Resta inoltre elevato il numero di Comuni che non hanno fornito aggiornamenti. Sono 3.072 le amministrazioni che non hanno risposto alla richiesta di accesso agli atti, tra cui diversi capoluoghi di provincia come Torino, Catania, Salerno, Trieste, Cagliari, Ancona, Lecce e Caserta. Sul fronte geografico, la Lombardia guida la classifica per numero assoluto di DAT depositate con 54.679 dichiarazioni, seguita da Emilia-Romagna (31.065) e Piemonte (26.556). Tra le città, Milano è al primo posto con 8.912 DAT, davanti a Roma (7.627), Torino (5.261), Genova (3.715) e Bologna (3.194).
Se si considera invece la diffusione rispetto alla popolazione residente, emerge un quadro differente. Il Trentino-Alto Adige è la regione con la maggiore incidenza, con una DAT ogni 93 abitanti, seguito da Abruzzo ed Emilia-Romagna. In coda si trovano Campania, Molise, Lazio, Sardegna e Calabria. Anche tra i capoluoghi il divario tra Nord e Sud appare marcato. Bolzano registra una DAT ogni 60 abitanti, seguita da Varese, Cuneo, Vicenza e Cesena. All'estremo opposto della graduatoria figurano Napoli, Latina, Benevento e Caserta, che chiude la classifica con una DAT ogni 749 abitanti. Il report evidenzia infine come l'accesso al testamento biologico sia influenzato anche dalla dimensione dei Comuni. La diffusione è maggiore nei centri medio-grandi, mentre nelle grandi città pesa il ritardo dei principali capoluoghi del Mezzogiorno. Nel complesso, il Nord-Est registra una DAT ogni 133 abitanti e il Nord-Ovest una ogni 142, contro una ogni 217 abitanti nel Sud e una ogni 194 nel Centro Italia. Per quanto riguarda la trasmissione alla banca dati nazionale, risultano registrate 246.340 DAT, pari all'88,5% di quelle censite, una quota leggermente inferiore rispetto al 90,4% rilevato nell'indagine precedente.
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