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Nefrologia

13 Marzo 2026

Dialisi peritoneale poco utilizzata in Italia, nefrologi: aumentare le terapie domiciliari

La Società italiana di nefrologia chiede di rafforzare la dialisi peritoneale, meno costosa dell’emodialisi e ancora poco diffusa nel Paese


side view cancer patient hospital

La Società italiana di nefrologia (SIN) chiede di aumentare l’utilizzo della dialisi peritoneale domiciliare in Italia, indicata come opzione di prima linea per i pazienti con malattia renale cronica in stadio avanzato e caratterizzata da costi inferiori rispetto all’emodialisi ospedaliera. L’appello è stato lanciato a Roma durante gli Stati generali della dialisi peritoneale, organizzati in occasione della Giornata mondiale del rene. 

Secondo un’analisi di Health technology assessment (HTA) realizzata da ALTEMS – Università Cattolica del Sacro Cuore, la dialisi peritoneale comporta un costo annuo per paziente inferiore del 43% rispetto all’emodialisi e presenta anche risultati migliori in termini di qualità di vita, con un valore di Quality Adjusted Life Year (QALY) pari a 1,20 rispetto a 0,94 dell’emodialisi ospedaliera. I dati sono stati pubblicati sul Giornale Italiano di Nefrologia e sono stati presentati durante l’incontro promosso dalla SIN. 

Nonostante queste evidenze, in Italia la dialisi peritoneale rimane poco utilizzata. Attualmente riguarda il 9,5% dei pazienti dializzati, mentre il 37% delle Unità operative di nefrologia e dialisi non la prescrive e il 22% dei centri tratta meno di dieci pazienti con questa modalità. In diversi Paesi europei ed extraeuropei la diffusione supera invece il 20%. 

Secondo Luca De Nicola, presidente della SIN e professore ordinario di nefrologia all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, la diffusione della dialisi peritoneale incontra ancora barriere organizzative e informative. «Il messaggio è inequivocabile: la dialisi peritoneale è il trattamento dialitico di prima linea sia dal punto di vista clinico sia economico per i pazienti con malattia renale cronica in stadio avanzato», ha dichiarato. L’obiettivo indicato dalla società scientifica è raddoppiare il numero dei pazienti trattati con dialisi peritoneale nei prossimi cinque anni. 

Il tema si inserisce nel più ampio dibattito sulla domiciliarità delle cure e sull’organizzazione dei servizi nefrologici. Il documento di linea di indirizzo AGENAS per le Regioni, realizzato in collaborazione con la SIN, prevede infatti un progressivo incremento dell’utilizzo della dialisi peritoneale per allineare l’Italia agli standard europei e favorire modelli di assistenza più sostenibili per il Servizio sanitario nazionale. 

Secondo Marco Oradei, responsabile del laboratorio HTA di ALTEMS, l’analisi evidenzia come la dialisi peritoneale produca valore sia per i pazienti sia per il sistema sanitario. «La metodologia HTA ha mostrato che questa tecnologia genera benefici in termini di salute, sostenibilità economica e impatto ambientale», ha spiegato. 

Tra i vantaggi indicati dagli specialisti vi sono anche minori consumi di risorse sanitarie e la possibilità di effettuare il trattamento a domicilio, con maggiore autonomia per il paziente e una migliore integrazione della terapia nella vita quotidiana. 

All’iniziativa hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni di pazienti e del mondo della ricerca con l’obiettivo di definire strategie condivise per favorire una maggiore diffusione della dialisi peritoneale nel sistema sanitario italiano.

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