Alzheimer
25 Settembre 2025Diagnosticare precocemente l'Alzheimer è ritenuto fondamentale dall’83% dei neurologi italiani, ma oggi meno del 20% dei pazienti riceve una diagnosi tempestiva. È quanto emerge da un’indagine commissionata da Lilly su 400 specialisti di Francia, Italia, Spagna e Germania, di cui 100 italiani

Diagnosticare precocemente la malattia di Alzheimer nelle fasi iniziali di declino cognitivo lieve o demenza lieve è ritenuto fondamentale dall’83% dei neurologi italiani, ma oggi meno del 20% dei pazienti riceve una diagnosi tempestiva. È quanto emerge da un’indagine commissionata da Lilly su 400 specialisti di Francia, Italia, Spagna e Germania, di cui 100 italiani.
Tra i principali ostacoli indicati dai neurologi vi è lo stigma: per il 97% degli intervistati i pazienti o i familiari tendono a nascondere o minimizzare i sintomi nelle visite iniziali. In Italia sono circa 600 mila le persone con Alzheimer e oltre 1 milione quelle con demenza, mentre circa 3 milioni di italiani sono direttamente coinvolti nell’assistenza dei loro cari.
“Riconoscere la malattia nelle fasi iniziali significa offrire trattamenti più adeguati e costruire percorsi di cura più chiari” ha dichiarato Andrea Arighi, direttore Ssd Malattie neurodegenerative della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. “Per questo è necessario superare lo stigma e dare un nome alla malattia”.
Secondo il 73% dei neurologi, le innovazioni terapeutiche avranno un impatto positivo sulla qualità di vita dei pazienti, mentre l’85% ritiene che nuove tecnologie diagnostiche – inclusi i biomarcatori plasmatici – favoriranno la diagnosi precoce. Il 75% indica la necessità di un miglioramento nell’assistenza primaria, con un approccio più proattivo all’individuazione dei primi sintomi.
“Integrare biomarcatori e nuove tecnologie aiuta ad anticipare la diagnosi e a rendere più efficaci i percorsi di cura” ha sottolineato Federico Massa, neurologo dell’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, richiamando il ruolo dei medici di medicina generale come sentinelle sul territorio.
Per Patrizia Spadin, presidente dell’Associazione italiana malattia di Alzheimer, l’equità di accesso e la tempestività nella diagnosi restano priorità, insieme a maggiore formazione dei professionisti e a percorsi di presa in carico precoce.
Gli esperti segnalano inoltre un divario tra normativa e pratica clinica: metà dei neurologi italiani ritiene che l’attuale processo di approvazione dei farmaci crei disparità rispetto ai Paesi con accesso più rapido alle terapie.
“È il momento di trasformare l’assistenza nell’Alzheimer – ha concluso Elias Khalil, presidente e amministratore delegato Lilly Italy Hub – superando stigma e ritardi diagnostici, per dare nuove prospettive a pazienti e famiglie”.
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