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11 Settembre 2025

Lea, Confindustria Dm: forti disuguaglianze regionali per l’assistenza ambulatoriale

Un’analisi del Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici denuncia forti difformità regionali sia sulle tariffe sia sull’offerta di prestazioni specialistiche ambulatoriali


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La riforma dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), che introduce un nomenclatore aggiornato con 1.184 nuove prestazioni sanitarie per un totale di 2.108, sta producendo effetti molto diversi sul territorio italiano. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici, che denuncia forti difformità regionali sia sulle tariffe sia sull’offerta di prestazioni specialistiche ambulatoriali.

Secondo lo studio, solo sei regioni – Sardegna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Provincia autonoma di Bolzano, Lombardia ed Emilia-Romagna – hanno adeguato i tariffari ai livelli di mercato, mentre gran parte del Centro-Sud non è intervenuta, spesso per vincoli di bilancio o piani di rientro. Questo comporta che l’accesso a esami diagnostici e terapie possa variare sensibilmente a seconda del territorio di residenza. Lombardia, Bolzano, Friuli e Sardegna hanno rivisto al rialzo oltre la metà delle tariffe per le prestazioni diagnostiche, mentre per quelle terapeutiche e riabilitative prevale ancora la quota a tariffa invariata. Un nodo centrale riguarda i laboratori: le nuove tariffe nazionali hanno ridotto il valore di molte prestazioni in chimica clinica ed ematologia/coagulazione, ma diverse regioni hanno scelto di compensare aumentando i rimborsi rispettivamente del 31% e del 59%. Una misura cruciale, visto che i soli esami di laboratorio rappresentano il 75% delle prestazioni ambulatoriali erogate, con un impatto stimato di 369 milioni di euro sulla spesa sanitaria.

Le differenze emergono anche sul fronte delle prestazioni aggiuntive: Piemonte, Toscana e Trentino-Alto Adige hanno ampliato il nomenclatore con oltre 100 nuove voci, mentre altre regioni si sono limitate a poche decine. Le integrazioni riguardano soprattutto laboratorio, riabilitazione e terapie fisiche, fino a prestazioni ad alta intensità assistenziale come la somministrazione di terapie oncologiche o l’Osservazione Breve Intensiva. “Nonostante l’adozione dei nuovi LEA rappresenti un passo significativo, le tariffe minime nazionali risultano inadeguate e rischiano di compromettere l’equità nell’accesso alle cure, soprattutto nelle regioni sotto piano di rientro”, ha dichiarato Guido Beccagutti, direttore generale di Confindustria Dispositivi Medici. “È cruciale monitorare non solo la spesa complessiva, ma anche la capacità del sistema di offrire prestazioni efficaci, sicure e tecnologicamente avanzate”. Beccagutti ha sottolineato l’urgenza di un maggiore coordinamento tra Stato e Regioni per definire tariffe sostenibili e al passo con l’innovazione tecnologica. Senza un adeguato riconoscimento dei dispositivi medici innovativi, avverte, il rischio è quello di una crescente fuga dei cittadini verso il privato.

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