Lea
20 Giugno 2025Per il terzo anno consecutivo, Salutequità ha organizzato un incontro con i principali stakeholder per fare il punto sul Nuovo Sistema di Garanzia dei Livelli essenziali di assistenza. Obiettivo: mantenere alta l’attenzione sulla loro effettiva applicazione

Per il terzo anno consecutivo, Salutequità ha organizzato un incontro con i principali stakeholder per fare il punto sul Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Obiettivo: mantenere alta l’attenzione sull’effettiva applicazione dei Lea e sollecitare interventi concreti da parte delle Regioni nei contesti in cui i diritti sanitari non sono garantiti.
Nel corso dell’evento – realizzato con il contributo non condizionato del Gruppo Servier – è stato evidenziato come dal 2023 al 2024 gli indicatori core, alla base del sistema di premialità per le Regioni, siano aumentati da 22 a 27. Tra le novità principali, l’introduzione dell’indicatore sull’equità, che misura la rinuncia alle prestazioni per motivi organizzativi o economici, e quello sull’aderenza terapeutica per lo scompenso cardiaco, primo parametro legato a un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA).
Secondo l’Istat, nel 2024 il 9,9% degli italiani ha dichiarato di aver rinunciato a visite o esami, con un incremento di 2,3 punti percentuali rispetto al 2023. Le cause principali sono le liste di attesa (6,8%) e le difficoltà economiche (5,3%). Contestualmente, cresce anche il ricorso al privato: dal 19,9% al 23,9% in un anno.
Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte in Italia (44% dei decessi). Lo scompenso cardiaco è la prima causa di ricovero tra gli over 65, colpendo in particolare le fasce più fragili della popolazione: anziani, donne, persone meno istruite o economicamente svantaggiate.
Sul fronte territoriale, il divario tra Nord e Sud si riduce, ma per effetto di un peggioramento generalizzato: al Nord la rinuncia alle cure raggiunge il 9,2%, al Centro il 10,7% e al Sud il 10,3%. Le lunghe attese pesano soprattutto al Centro e al Nord, mentre al Sud incidono in modo equivalente i fattori economici e organizzativi. Più penalizzate le persone tra i 45 e i 54 anni (13,4%) e gli over 75. Le donne rinunciano più degli uomini nella fascia adulta (15,6% vs 11,2%). Il livello di istruzione continua a influire: 7,7% tra chi ha istruzione bassa, contro il 5,7% tra i più istruiti.
“Nel 2024 sono diventati core due indicatori fondamentali: la rinuncia alle cure, che misura l’equità del sistema, e l’aderenza terapeutica nei PDTA per lo scompenso cardiaco”, ha dichiarato Tonino Aceti, presidente di Salutequità. “La Legge di Bilancio 2025 prevede l’emanazione di un decreto ministeriale per integrare il NSG con elementi di valutazione gestionali, economici e patrimoniali. Anche l’Atto di indirizzo del ministro della Salute e il Ddl prestazioni sanitarie puntano a introdurre nuovi indicatori nel sistema.”
Secondo Salutequità, restano numerose le aree da monitorare: liste di attesa, umanizzazione delle cure, aderenza terapeutica, indicatori PREMs e PROMs, tempi in Pronto soccorso, qualità dell’assistenza domiciliare (ADI), gestione delle cronicità, telemedicina, infezioni correlate all’assistenza (ICA), dotazione di personale, accesso equo all’innovazione, e intramoenia.
Aceti ha inoltre sottolineato la necessità di rendere il NSG più dinamico, con aggiornamenti non vincolati a decreti o intese, e un maggiore coinvolgimento degli stakeholder nel lavoro del Comitato Lea. “I risultati NSG 2023 sono stati pubblicati solo in forma sintetica. Serve trasparenza, ma anche interventi puntuali per rafforzare i Lea dove sono carenti, nel rispetto del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni e, se necessario, con l’esercizio di poteri sostitutivi”.
Salutequità ha infine pubblicato una mini-guida per rendere più comprensibili il funzionamento del NSG e i diritti legati ai Lea, con l’obiettivo dichiarato di migliorare l’utilizzo del SSN e rafforzare la fiducia dei cittadini.
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