Oncologia
11 Novembre 2024Il 64% dei portatori dei geni Brca1 e Brca2 soffre di disagio psicologico. Il 16% lamenta depressione mentre il 47% sostiene di avere sintomi lievi o moderati di ansia. Sono tutti problemi riscontrati, senza grandi differenze, sia tra i pazienti oncologici che fra i portatori di varianti patogeniche

Il 64% dei portatori dei geni Brca1 e Brca2 soffre di disagio psicologico. Il 16% lamenta depressione mentre il 47% sostiene di avere sintomi lievi o moderati di ansia. Sono tutti problemi riscontrati, senza grandi differenze, sia tra i pazienti oncologici che fra i portatori di varianti patogeniche. Da qui la doppia esigenza di garantire a tutti anche in Italia l'accesso a test genetici e un adeguato sostegno non solo medico ma anche psicologico. Per questo Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e Aiom hanno lanciato nei mesi scorsi il progetto 'I Tumori Eredo-Familiari' realizzato in collaborazione con l'associazione no profit We Will Care. Si pone l'obiettivo di informare e sensibilizzare tutta la popolazione su queste forme di cancro e sulla necessità di ampliare i controlli medici per monitorarle. Sono già stati realizzati un opuscolo, webinar, talk show, survey e altre attività con le quali si vuole raggiungere i pazienti e i loro familiari. È una campagna realizzata con il contributo non condizionante di AstraZeneca ed è presentata in occasione della seconda giornata del 26esimo Congresso nazionale Aiom.
"Fino all'8% di tutti i casi di cancro presenta una variante patogenetica in grado di aumentare il rischio oncologico - sostiene Saverio Cinieri, presidente Fondazione Aiom -. Secondo gli ultimi dati, complessivamente in Italia sono almeno 31.000 i pazienti che hanno un tumore eredo-familiare. Non esistono solo i geni Brca ma anche molti altri che incrementano le possibilità d'insorgenza di neoplasie più o meno frequenti. Spesso i pazienti non sono a conoscenza della propria condizione così come i parenti più stretti. Sono uomini e donne che devono essere considerati 'sorvegliati speciali' anche perché da alcuni anni sono disponibili test genetici per le diverse forme di tumori ereditari. Esami di fondamentale importanza, con i quali è possibile mettere a punto percorsi di prevenzione primaria molto efficaci e, nel caso, diagnosi molto precoci".
Al Congresso nazionale Aiom sono presentati i risultati di un doppio sondaggio condotto da Fondazione Aiom su oltre 500 pazienti e caregiver. Dalla survey emerge che solo il 33% dei malati ha ottenuto una diagnosi precoce di cancro. Otto su dieci hanno incontrato difficoltà ad eseguire il test genetico e di questi il 64% lamenta tempi d'attesa troppo lunghi. Analoga situazione per il 52% dei parenti che ha dovuto effettuare l'esame.
Secondo la survey solo il 20% dei pazienti è riuscito ad ottenere il sostegno da parte di un psiconcologo. Oltre il 90% di loro si dichiara soddisfatto del servizio ottenuto. "Un test genetico positivo può essere fonte di incertezza verso il proprio futuro - conclude Nicola Silvestris, Segretario nazionale Aiom -. Per questo è necessario un team medico multidisciplinare al servizio di una persona a rischio nella quale deve essere presente anche uno psiconcologo. Un portatore di un'alterazione genetica, che poi sviluppa un tumore, deve poter usufruire di un supporto durante e dopo la fase delle cure".
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