Cure domiciliari
26 Settembre 2024La pandemia di Covid ha reso evidente la necessità di passare da un modello ospedalo-centrico a uno incentrato sull’assistenza territoriale. A spiegarlo a Sanità33 è Antonio Mastromattei, della Asl RM 2 di Roma, che nella sua realtà è impegnato ad attuare questo passaggio

La pandemia di Covid ha reso evidente la necessità di passare da un modello ospedalo-centrico a uno incentrato sull’assistenza territoriale. A questo passaggio sono dedicati il DM77 e i finanziamenti previsti dal PNRR, che per la prima volta “hanno messo le regioni e le Aziende sanitarie in condizione di poter riorganizzazione il territorio partendo dal principio della prossimità”. A spiegarlo a Sanità33 è Antonio Mastromattei, della Asl RM 2 di Roma, che nella sua realtà è impegnato ad attuare questo passaggio.
Secondo l’esperto, “la regione Lazio ha emanato diversi provvedimenti tesi da un lato a rappresentare modelli assistenziali sostenibili e dall’altro a dare indicazioni alle aziende per la loro attuazione”. Uno dei target più importanti riguarda l’incremento dell’assistenza domiciliare per le persone oltre i 65 anni. “Prima del PNRR – racconta Mastromattei – nel Lazio la percentuale si aggirava intorno al 3%, ma grazie allo stimolo finanziario, nel 2022 abbiamo superato la soglia prevista al PNRR per l’accesso ai fondi e lo scorso anno siamo andati oltre l’obiettivo del 2023. Lo scopo ultimo, nell’idea del legislatore, è quello di rafforzare l’assistenza a domicilio per alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere”.
Oltre a questo, le possibilità offerte da DM77 e PNRR hanno consentito di “attivare interventi preventivi, anche su familiari e caregiver, in situazioni non critiche che, in conseguenza magari di un ricovero, potrebbero andare incontro a riacutizzazione – prosegue l’esperto -. Questo sia per consentire un rapido recupero per il paziente, che per rendere sostenibili gli interventi anche quando finanziamenti come quelli del PNRR non ci saranno più”.
Mastromattei chiude parlando dei provider di assistenza domiciliare, che nel Lazio sono soggetti ad accreditamento, un processo che ha portato “a un grande vantaggio per le aziende sanitarie che hanno a disposizione più soggetti rispetto all’unico affidatario che vinceva la gara, consentendo quella competizione positiva a livello di qualità dell’erogazione che prima non c’era”. In questo senso, “ben venga l’implementazione di servizi di telemonitoraggio anche per i provider, sia nei pazienti ad alta complessità, che in situazioni di fragilità compensata, per tenere sotto controllo un’ampia gamma di persone con duplice vantaggio: per la persona, che viene costantemente monitorato e ha una persona cui fare riferimento, che a livello di ottimizzazione delle risorse”.
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