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14 Marzo 2023

Liste attesa, le Regioni al lavoro per recuperare i ritardi. Ecco il quadro

Non c’è solo l’Emilia-Romagna tra le regioni che dopo il Covid hanno recuperato tutto o quasi il pregresso degli interventi e delle visite a pazienti in lista d’attesa per malattie non trasmissibili: il Piemonte sta offrendo numeri lusinghieri su tutta la specialistica, una parte di Toscana ha fatto lo stesso, la Liguria si avvia a recuperare


Non c’è solo l’Emilia-Romagna tra le regioni che dopo il Covid hanno recuperato tutto o quasi il pregresso degli interventi e delle visite a pazienti in lista d’attesa per malattie non trasmissibili: il Piemonte sta offrendo numeri lusinghieri su tutta la specialistica, una parte di Toscana ha fatto lo stesso, la Liguria si avvia a recuperare. Subito dopo le elezioni invece nel Lazio i medici di famiglia di Fimmg Roma mettono a fuoco i problemi di attesa per i cittadini evidenziati in un sondaggio su 124 di loro (pari a 165 mila cittadini assistiti).
Quest’ultima regione, come il Piemonte, ha differenziato i tempi d’attesa di interventi, esami e visite in base alla tipologia di richiesta – urgente breve differita o programmata – ma la scoperta amara è che detti tempi non sono rispettati nel 91% dei casi, e nel 77% dei casi il cittadino si rivolge a strutture private a pagamento. Nel 62,8% dei casi, i Mmg laziali affrontano personalmente la situazione: il 41,3% chiama il centro di prenotazione pubblico ReCUP, il 17,4% si rivolge ad un collega, il 4,1% contatta la struttura erogatrice. Ma alla fine ben 94 cittadini su 100 sono insoddisfatti sull’attuale gestione delle attese e 6 tacciono. L’impatto delle modifiche ai codici di priorità voluto dalla precedente giunta è definito nullo dal 38,8% dei cittadini, addirittura negativo dal 32,2% e peggiorativo per carico burocratico dall’80% dei medici. Tre medici su 4 vorrebbero un canale diretto di dialogo con le strutture e uno su tre vorrebbe uno slot dedicato per le prestazioni più urgenti specie se acute o di sospetta natura oncologica. Proposte per introdurre slot di prestazioni dedicate ad acuzie e tumori ci sono già ma a macchia di leopardo e di rado ben realizzate. Altro dato interessante: il 40% degli specialisti di struttura pubblica e privati non prescrive su ricettario regionale. Fimmg Rm esorta le istituzioni ad ascoltare i medici di famiglia, vicini ai pazienti.

Tutt’altra musica in Piemonte: la Regione ha recuperato i ritardi nelle liste d’attesa grazie ad uno stanziamento extra di 50 milioni (ed altri 25 quest’anno), superando i livelli pre pandemia per numero di ricoveri, visite e prestazioni nelle categorie di priorità e primo accesso. Da quando il Piano è stato avviato ad aprile 2022 fino a dicembre gli interventi chirurgici nelle classi A, B e C hanno eguagliato e superato quelli effettuati nello stesso periodo del 2019, prima della pandemia. Lo stesso, hanno spiegato presidente Alberto Cirio ed assessore Sanità Luigi Genesio Icardi, è stato ottenuto su visite e prestazioni ambulatoriali di primo accesso per pazienti urgenti, da visitare entro 72 ore, a breve (entro 10 giorni) e in urgenza differita (entro 30 giorni le visite e 60 gli esami). Nel 2022, sono state effettuate 150 mila visite e prestazioni in più rispetto al 2019: ovvero 1,45 milioni, nel pre Covid si era arrivati a 1,3 milioni. Rispetto ai 38 giorni di attesa del 2018, per le 42 prestazioni non urgenti individuate dal Piano liste d’attesa si attende oggi un giorno in meno; le urgenti sono tutte garantite nei 3 giorni. E per 25 prestazioni, tra cui colonscopia, eco addome, ecg da sforzo, fundus oculi, mammografia, spirometria, visita cardiologica, visita chirurgia vascolare, visita oculistica, visita pneumologica, il tempo di attesa rispetto al 2018 si è ridotto in media di oltre 6 giorni. Nel 2022 sono stati effettuati 134 mila ricoveri programmati di classe A entro 30 giorni, B entro 60 giorni, e C entro 180 giorni, superando i 131 mila del 2019, quando in tutto erano stati 131 mila.  Sugli screening oncologici è stata convocata tutta la platea di coloro che avrebbero dovuto effettuare gli esami in pandemia: 1,97 milioni di utenti, di cui 815 mila si sono sottoposti agli esami, quasi 200 mila in più della media del biennio precedente, ma con un tasso di adesione all’invito inferiore del 10% dovuto forse al timore dei cittadini a recarsi in ospedale o negli ambulatori a causa del virus.

In Liguria, intanto, la Regione annuncia che, grazie a 13,3 milioni stanziati dalla finanziaria 2021, sono state recuperate 236 mila prestazioni non erogate a causa del Covid. Di esse, 65 mila sono gli screening oncologici tra cui inviti e test di primo secondo livello per tumore al colon, mammella, utero; 165 mila tra visite ed esami di imaging; 6 mila interventi chirurgici. E ha recuperato tutte o quasi le prestazioni chirurgiche, in Toscana, l’Asl Nord Ovest (Pisa, Livorno e Massa Carrara): su 17 patologie oggetto di monitoraggio, è stato effettuato in 30 giorni l’89,2% delle prestazioni di classe A (nel 2019 era solo il 55%). Il miglioramento riguarda i tumori di mammella, prostata, colon e retto, utero, polmone, tiroide e melanoma.

TAG: SANITà GOVERNO

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