Riforma Ssn
31 Marzo 2026Pubblicato il 23 marzo il dossier sul Ddl delega per la riorganizzazione del Ssn. La Cgil critica l’impianto e segnala rischi su territorio, risorse e ruolo del privato

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha pubblicato il 23 marzo il dossier sul disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e la revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale. Il provvedimento, approvato in Consiglio dei ministri il 12 gennaio e trasmesso al Senato il 3 marzo, conferisce al Governo la delega ad adottare entro il 31 dicembre 2026 i decreti legislativi di riordino del sistema.
Il dossier inquadra una riforma ampia che riguarda l’organizzazione complessiva del Ssn, con interventi sulla rete territoriale, sull’assistenza ospedaliera e sulla governance. Tra i punti indicati, la revisione degli standard organizzativi e assistenziali, inclusi quelli previsti dal decreto ministeriale 70/2015 per l’ospedale e dal decreto 77/2022 per il territorio, e l’introduzione di nuovi modelli organizzativi.
Nel documento si richiama la necessità di rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio e di riorganizzare i percorsi assistenziali, in continuità con gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Su questo versante, a gennaio, la Cabina di regia Pnrr sulla Missione Salute, presieduta dal Ministro per gli affari europei Tommaso Foti con la partecipazione del Ministro della Salute Orazio Schillaci e delle Regioni, ha ribadito la priorità di potenziare l’assistenza di prossimità, accelerare la realizzazione di Case e Ospedali di comunità e rafforzare il monitoraggio degli interventi attraverso un tavolo tecnico permanente.
Sul contenuto della delega interviene la Cgil con una nota di commento che evidenzia criticità di impianto. Il sindacato sottolinea che il provvedimento “non ha efficacia immediata, è privo di risorse e troppo vago in molte sue parti”, e segnala il rischio che la riforma possa determinare uno spostamento dell’asse del sistema verso l’ospedale e verso il privato, a scapito dell’assistenza territoriale.
Tra gli elementi indicati, la Cgil richiama la clausola di invarianza finanziaria, che subordinerebbe ogni intervento a risorse già disponibili, e la possibilità che i decreti attuativi incidano su aspetti rilevanti come la programmazione dei servizi, il finanziamento delle strutture e l’equilibrio tra pubblico e privato. “Il rischio intrinseco nelle leggi delega è che il Parlamento conferisca un mandato troppo generico”, si legge nella nota, con la conseguenza di demandare al Governo scelte di forte impatto organizzativo.
Particolare attenzione è posta all’introduzione di nuove tipologie organizzative, come gli “ospedali di terzo livello” e gli “ospedali elettivi”. Secondo la Cgil, tali modelli potrebbero favorire un ampliamento del ruolo dei soggetti privati accreditati e incidere sull’attuale assetto della rete ospedaliera definito dal Dm 70/2015. Il sindacato evidenzia inoltre il rischio di un accentramento della governance a livello ministeriale e di un ridimensionamento del ruolo programmatorio delle Regioni.
Un ulteriore elemento critico riguarda le possibili ricadute territoriali. La valorizzazione della mobilità sanitaria, secondo la Cgil, potrebbe contribuire a consolidare le disuguaglianze tra aree del Paese, mentre l’assenza di risorse aggiuntive renderebbe difficile rafforzare la rete dei servizi territoriali e la presa in carico della cronicità.
Il confronto sulla riforma si inserisce in una fase di revisione complessiva del sistema sanitario, tra attuazione del Pnrr e ridefinizione degli standard organizzativi. Il dossier delle Regioni e la posizione della Cgil delineano un quadro in evoluzione, in attesa dei decreti attuativi che definiranno nel dettaglio il nuovo assetto del Servizio sanitario nazionale.
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